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lunedì 2 luglio 2012

Cortina Trail - Il cielo è azzurro sopra Cortina

28 commenti:
 
Il nostro trail di Cortina (mio e di Alvin), comincia a Nebbiù di Cadore, paesino che definire piccolo e sperduto è dire poco. Per raggiungerlo occorre mappa e bussola, la frazione poi consta più di pascoli che di case. Se ce la fa arriverà 300 anime. Qui alloggiamo sfruttando un B&B davvero molto bello. Vi dico solo che la stanza a noi riservata contava 6 posti letto per una media di 3 posti letto a testa.
Da Nebbiù, la sera del Venerdi, andiamo a Cortina per il ritiro pettorali e per assistere alla partenza, ore 22.00, della LUT (120 km e 6000 Metri di dislivello). La partenza è spettacolare. Un sacco di gente lungo le strade di Cortina e circa 600 atleti che prendono il via illuminando la notte con le lampade frontali in una processione davvero suggestiva.
Vista la partenza, e riassorbita la pelle d'oca, rientriamo al B&B per il riposo prima della gara.
L'indomani, a seguito di un'abbondante colazione, lasciamo il nostro alloggio.
Sono le 7.30 e siamo in perfetta tabella di marcia, per le 8 saremo a Cortina, depositeremo le sacche e quindi ci porteremo in partenza per le operazioni di punzonatura. Una volta sbrigata anche quella formalità non rimarrà che attendere il via. Finiamo però per sottovalutarne un'altra di formalità, il parcheggio! Cortina non fa eccezione rispetto alle altre città, i parcheggi non ci sono e quelli liberi si pagano, a Cortina ben di più che in altri posti. Mentre cerchiamo un parcheggio con il rapporto qualità/prezzo migliore possibile vediamo pure una volpe passeggiare tranquilla in centro. A Cortina non ci sono parcheggi a buon mercato ma in compenso le volpi domestiche abbondano.
Dopo un primo istante di panico riusciamo a trovare un posto decente dove lasciar la macchina. Un'ultima sistemata allo zaino che ci porteremo appresso e quindi si va in zona partenza.
Il trail parte nel medesimo punto della Cortina-Dobbiaco, vale a dire in Corso Italia, sotto al campanile. I 600 partenti sono più o meno tutti li, gironzolano allegri in attesa del via. Io e Alvin sistemiamo vestiario e attrezzatura. Scattiamo la foto di cui sopra senza accorgerci dei paparazzi e incontriamo alcuni amici già visti ad altre competizioni. In particolare ritroviamo Alberto Zan (con il quale correrò gran parte del trail) e GabydiCorsa di RunningForum. Chiacchieriamo discutendo su come è meglio affrontare la gara e sulle varie velocità da impostare. Io e Alberto siamo simili nei ritmi e nelle intenzioni, Alvin invece, meno allenato, se la prenderà un po' più comoda.
In poco tempo arriva il momento di partire. Lo speaker da inizio al conto alla rovescia e quindi si parte, un giro di 46 km ci aspetta tra alcune delle vette più belle del mondo.
I primi km, a differenza delle gare di corsa, sono piuttosto tranquilli. La partenza è in salita ed il gruppone avanza abbastanza compatto. Non ci sono grossi problemi di intasamento. Si procede tutti in maniera piuttosto lenta, se qualcuno vuole superare può farlo senza problemi, nessuno gli opporrà resistenza.
Dopo un primo km lungo le vie cittadine si svolta a sinistra, un paio di tornanti e quindi si lascia l'asfalto per inoltrarsi nel sottobosco.
Lascio Alvin poco prima del bosco procedendo con passo un po' più deciso. Dalla partenza fino a questo punto ho sempre corso, molto lentamente ma non mi sono mai messo al passo. Proseguo con la stessa andatura anche nel primo tratto boschivo poi, quando vedo che sto andando troppo in difficoltà, mi metto a camminare. Continuo alternando corsa a camminata, mi sento bene, proseguo con buona andatura e non avverto più di tanto la fatica.
Nei tornanti scorgo Alberto poco dietro di me. Anche lui procede in maniera più regolare possibile.
Nel frattempo continuo a recuperare posizioni. Eravamo partiti a fondo gruppo e quindi è normale a questo punto incontrare un bel po' di trailrunners più lenti.
Il primo tratto di salita è lungo 7 km nei quali si sale di 600 metri circa, tutto sommato è quasi corribile. Arrivati in cima comincia un bellissimo pezzo di quello che viene definito "mangia e bevi" cioè un percorso ondulato ma con pendenze piuttosto dolci dove quindi si può correre senza grossi problemi. Già che si è saliti di quota il panorama comincia a regalare scorci bellissimi. Correre in questa zona è fantastico. Le pendenze non sono impegnative e, una volta recuperato dalla salita precedente, viene voglia di lanciare l'andatura.
Dopo una sosta per cambiare l'acqua al falco vengo raggiunto da Alberto. Proseguiamo assieme corricchiando con andatura allegra. Alcuni atleti davanti a noi si fermano a scattare foto al panorama. E ne hanno ben d'onde, la giornata è strepitosa. Non c'è una nuvola e lo spettacolo che ci circonda è di  una bellezza indescrivibile.
Proseguiamo lungo il percorso e, dopo un tratto di discesa, imbocchiamo Val Travenanzes. Meraviglia!
Qui la strada torna a salire, prima piano piano, poi in maniera sempre più decisa. Siamo ai piedi della forcella  Col dei Bos la cui sommità è situata intorno al km 19 e circa 700 metri sopra alle nostre teste. In questo punto il panorama comincia a cambiare. Si abbandona il bosco e l'ambiente diventa sempre più di alta montagna. Le piante lasciano spazio a sassi e roccia. Il sole picchia forte ma per fortuna attraversiamo numerosi ruscelli nei quali viene naturale immergere le mani o il berretto per darsi una rinfrescata.
Foto di Cris: https://picasaweb.google.com/runnercris/LUT2012#
Sotto il sole cocente e in mezzo alle pietraie avanziamo lungo la forcella. Cominciamo ad incontrare anche alcuni eroi dell'Ultra Trail. Hanno già 90 km sulle gambe e vederli avanzare lungo la salita mi apre il cuore. Incitarli è il minimo che possa fare e tutte le volte il mio incitamento trova in risposta un sorriso. Anche da parte di quelli che più erano in difficoltà. 
Lungo la forcella nessuno si sogna di correre ma un po' alla volta anche questa salita è domata. Forcella Col dei Bos è alle spalle e il conta km segna già quota 20. Una volta in cima troviamo un amico di Alberto che ci scorta per un po', quindi ci lascia andare lanciandoci lungo la discesa. In questo momento Alberto è piuttosto brillante mentre io comincio a sentirmi sempre più stanco. Ben presto capisco che sto vivendo una crisi di fame. Sento le gambe molli e una sensazione generale di debolezza mentre la fame va aumentando. Fortunatamente, dopo tre km di discesa arriva il primo ristoro vero e proprio.
Viste le sensazioni di fame me la prendo comoda. Apparecchio la tavola e ordino in sequenza: sali minerali, Coca Cola, banana, fetta biscottata con marmellata, altra banana, una manciata di formaggio grana in cubetti, una manciata di cioccolato anche questo in cubetti, 4 pezzi di crostata, uva passa e di nuovo Coca Cola.
Ho temuto seriamente potessero portarmi il conto. Mi sarei dovuto fermare a lavare i piatti.
Mentre io proseguivo con il mio spuntino Alberto riprendeva la via della corsa distanziandomi di qualche centinaio di metri e scomparendo alla mia vista. Una volta terminato il rinfresco, un po' a malincuore, sono ripartito anche io decisamente rinvigorito dopo la scorpacciata.
Poco dopo il ristoro incontro un gruppo di persone festanti e fracassone, sono i compagni di squadra di Alberto che mi salutano e mi incoraggiano con grande entusiasmo. Dopo di loro altra gente applaude e incoraggia. Non posso che sorridere e ringraziare. Il supporto delle persone è davvero importante, soprattutto in gare dure come questa.
Il tratto successivo al ristoro, in un primo momento percorre un bosco salendo leggermente, ben presto però il bosco finisce e ci si ritrova nuovamente esposti al sole e in mezzo ai sassi. Qui la salita si fa ancora più ripida poichè si punta con decisione verso rifugio Averau, il punto più alto della corsa con i suoi 2413 metri.
Il ristoro ha fatto il suo ma la salita si fa sentire. Proseguo con la marcia più bassa di cui dispongo. Non supero più nessuno ma nemmeno vengo superato. Anzi, trovo qualche turista in gita che si fa la forcella e prosegue molto più lentamente di me. Almeno quello mi è di consolazione.
Dopo un tempo che mi pare infinito, finalmente raggiungo il rifugio. Altra forcella guadagnata. Uno sguardo al panorama sottostante e quindi via lungo la discesa.
Qui si corre su una carrareccia piuttosto larga, con dei bei tornanti. La pendenza è importante e in breve tempo si scende di quota fino ad incontrare un'altro tratto abbastanza corribile. Proseguo col mio passo, senza ammazzarmi, se ho voglia di camminare lo faccio. Tanto so che la strada è ancora lunga.
Circa 5 km dopo si intravede un'altra discesa la quale termina a Passo Giau. Un altro ristoro, questa volta solo idrico, mi aspetta. Corro piuttosto bene la discesa, recuperando anche alcune posizioni quindi, una volta al ristoro, faccio il pieno di sali e Coca Cola.
Riparto con le borracce cariche ma dopo un po' una di queste mi sputa in un occhio, è quella caricata a Coca Cola. La bibita non ama particolarmente il movimento e la mia corsa tende ad eccitarla un po' troppo. Mi fermo, do una sorsata e quindi la svuoto. Mi dispiace ma correre con una bomba ad orologeria attaccata allo spallaccio dello zaino non era il massimo della vita.
Subito dopo Passo Giau mi aspetta un tratto di Mangia e Bevi, corro quanto posso e riesco a riacciuffare Alberto. Giusto in tempo per affrontare Forcella Giau.
Svoltata una curva la forcella si presenta in tutta la sua intimidazione. Un muro altissimo e terribilmente ripido si staglia davanti a noi. Abbiamo 30 km sulle gambe, siamo stanchi morti e dobbiamo superare un ostacolo che nemmeno ci sta nel campo visivo di un uomo. Tocca guardarla in due colpi per vederla tutta dall'inizio alla fine.
Giunto ai piedi dell'erta mi concentro e...non penso a niente. Mi armo di santa pazienza e comincio la scalata. Incontro un altro eroe della 120 km, è letteralmente piantato. Fa tre passi e poi si ferma. Lo incito, gli dico che è messo bene in classifica e che chi lo segue è a mezz'ora di distacco. Anche questo sorride e ringrazia ed ha pure il tempo di dispensare battute. Troppo bravo.
Io proseguo poco più velocemente ma avanzo. Cammino tra rocce e sassi scuri. Pare quasi di essere su un vulcano. Non mi fermo mai, chi si ferma è perduto e a forza di stringere i denti valico anche questa cima.
Neanche il tempo di godersi quest'ultima fatica che ci si butta di nuovo in discesa. E' un pezzo piuttosto ripido ma finisce subito, dopo 2 km c'è un'altra forcella da fare. Questa volta si tratta di forcella Ambrizzola.
Dopo il muro rappresentato da forcella Giau, l'Ambrizzola pare uno scherzo. Supero pure questa e, una volta in vetta, vengo ripagato dallo spettacolo che si presenta ai miei piedi. Un'ampia vallata e in fondo, proprio lungo il percorso del nostro trail, il lago di Fedèra con il rifugio Croda dal Lago.
Approccio la discesa scendendo con cautela ed ecco che comincio ad avere qualche problema al fegato. La mia solita fitta. Mi fermo per rifiatare e in breve tempo Alberto mi riprende sopravanzandomi. Poco dopo mi raggiunge anche una ragazza e la cosa risveglia il mio orgoglio. Decido ci attaccarmi al suo bel posteriore e di non mollarla. Oltretutto va veramente forte. In men che non si dica riagguanto Alberto e proseguo la discesa a buona velocità. Alberto mi da dei consigli pratici per la fitta al fegato, mentre corro provo a metterli  in pratica e scopro con piacere che funzionano. Nel frattempo, dal fondo valle, giungono le note di una canzone che conosco ma non riesco subito ad identificare. Ci penso, me la canto in testa e, dopo vari tentativi, finalmente riesco a capire che si tratta di Space Oddity di David Bowie. Figata, mi riesce anche di riconoscere le canzoni, significa che m'è rimasta ancora un po' di lucidità. Ma...un momento, come può esserci della musica del genere tra le dolomiti ? Il mistero rimane fino a quando giungiamo (io, Alberto e la tizia che ho scoperto essere inglese) al rifugio Croda dal Lago. Qui, oltre al ristoro, è stato allestito un piccolo palco sul quale una band si sta esibendo.
Io e Alberto approfittiamo del ristoro, sali e bevande, fermandoci un paio di minuti. La tipa inglese invece schizza avanti quasi senza fermarsi (forse perchè sapeva che era 4a assoluta).
A questo punto il Garmin segna 35 km, ormai c'è solo discesa davanti a noi. 11 km abbondanti e avrà fine anche la nostra impresa.
Ristorato da questo pensiero, oltre che dai sali, riparto in compagnia di Alberto. La discesa comincia ben presto a farsi impegnativa. Dobbiamo scendere di circa 1000 metri ed il percorso pare intenzionato a farci coprire tale dislivello nel minor tempo possibile. Ben presto ci ritroviamo tra le fronde del bosco con il terreno che diventa molto insidioso per le rocce e per le radici che spuntano dal suolo.
In poco tempo riprendiamo anche la tizia inglese. Questa volta siamo noi ad essere più brillanti e la sopravanziamo distanziandola.
La stanchezza comunque è tanta ed i km che ci separano dal traguardo paiono non passare mai. Piano piamo giungiamo a quota 40, penso che ne mancano solo 6, poca roba, e mi faccio coraggio. Al km 42 e 2 dico ad Alberto che abbiamo passato la maratona. Da qui in avanti sono in territori inesplorati, mai mi ero avventurato oltre la distanza della maratona.
Verso il 43° km sbuchiamo fuori dal bosco. La parte più dura della discesa è terminata. Ora ci si avvicina con decisione al centro di Cortina.
La cosa drammatica è che anche nel finale il percorso prevede salita. Brevi rampe di 100 metri al massimo, ma a quel punto sembrano il Mortirolo ed il Gavia messi assieme, tanto più che, giunti li, ci si aspettava solo discesa. Pazienza. Avanziamo, al passo ma avanziamo.
La vicinanza del traguardo comincia ad elettrizzarmi. Ci sono delle rampe di scale da fare. Lancio la sfida ad Alberto "dai che le facciamo di corsa!" Alberto mi guarda con un misto di disperazione e compassione, quella che si concede a chi ha smarrito il lume della ragione, e risponde lapidario: "neanche morto!". Io, invece, decido di raccogliere la sfida da me stesso lanciata e mi corro i gradini aspettando poi Alberto una volta giunto in cima.
Proseguiamo così per tre rampette di scale ed ecco che l'ultima ci porta sul rettilineo finale. Davanti a noi gli ultimi 100 metri del percorso, le transenne e la gente in festa che ci accoglie con grande entusiasmo.
Imbocchiamo Corso Italia assieme e lo percorriamo tutto fino a tagliare il traguardo esultanti e soprattutto gonfi di orgoglio. Orgogliosi di aver portato a casa una piccola impresa per lunghezza e durezza del percorso e orgogliosi di non aver mai mollato.
Alla fine chiudiamo in 6 ore e 17 minuti con la 52a e 53a posizione assoluta (49a se considero solo la classifica maschile). Un gran bel risultato se si considerano i 600 partecipanti e l'altissimo livello della competizione.
Una volta giunto al traguardo, ho il piacere di incontrare Andrea (Insane). E' appoggiato ad una transenna col suo immancabile sorriso. Riconoscerlo è un gioco da ragazzi. Lo saluto e scambio due chiacchiere al volo. Finalmente. Non avevamo mai avuto modo di incontrarci nonostante vari incroci in precedenti gare.
Salutato Insane ho il tempo di ripigliarmi e di aspettare Alvin (gli ho anche telefonato un paio di volte per sentire dove fosse e l'ho bonariamente preso in giro). Arriverà ampiamente entro le 9 ore, come prefissato. Molto affaticato per l'impresa portata a termine ma già oggi la soddisfazione dovrebbe aver preso il posto della stanchezza accumulata anche per lui.
Una volta docciati, massaggiati (io) e mangiati possiamo ripigliare la macchina e tornare a casa. Il viaggio sarà lungo ma piacevole con Alvin che mi erudisce sulla termodinamica spiegandomi il funzionamento della caldaia prima, del frigorifero e del condizionatore poi e, infine, impartendomi nozioni pure sul funzionamento del reattore nucleare. Tutto vero.
Terminato il viaggio arrivo a casa con in tasca il trail di Cortina, un punto di qualifica per l'UTMB (che per il momento a nulla serve ma fa pur sempre curriculum) e la sensazione di aver corso la gara più bella della mia vita oltre ad aver passato un paio di giorni che di certo non dimenticherò molto presto.

28 commenti:

  1. i miei complimenti, davvero una bella impresa!

    Bravi.

    Walter (amico di Peo el Roverso)

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    1. Il mitico Walter. Grazie per i complimenti e per la visita. A voi due sarebbe sicuramente piaciuto questo giretto!

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  2. Devo fare copia e incolla e leggermi il racconto con calma prima di andare a letto stasera :-)

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    1. Eh lo so, me ne scuso ma c'era talmente tanto da raccontare. Ho pure tagliato alcune parti, pensa un po'. Questo è il director's cut.

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  3. Nutrirsi, incitare ed essere incitati: tre fondamenti incrollabili di quella esperienza da pelle d'oca che chiamano trail. Prestazione di grande rilievo, tra l'altro.

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    1. Sottoscrivo con il sangue. Il cibo alimenta il fisico, l'incitamento alimenta lo spirito. Grande esperienza.

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  4. diciamo che e' un racconto spettacolare ,sia per i posti sia xche' c'ho messo mezz ora per leggerlo..eheheh

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    1. Ehehe, Bress, apprezzo lo sforzo. So che i post lunghi non sono il tuo forte...ma avevo tantissimo da raccontare.

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  5. che esperienza stupenda, per un attimo sono stato con voi.... però miticojane vi ha stracciato! ;D

    ps. ops....

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    1. Eh ma lui è Mitico, noi siamo dei poveri comuni mortali : )

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  6. DA paura... adesso mi impegno e vedo di buttar giù qualcosa di sensato.... la situazione è grave, una volta in macchina parlavo con gli amici di gnocca... adesso mi metto a parlare di passaggi di stato, temperature critiche ecc... aiaiai....
    grazie amico della fantastica giornata!!!

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    1. Grazie a te Alvin, senza il tuo spirito non sarebbe stata la stessa cosa.
      Ti aspetto per il Summano in notturna. Sei precettato.

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  7. Bel racconto! Soprattutto il primo ristoro... :-)

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    1. Uno dei migliori pranzi della mia vita. La fame è il miglior condimento che ci sia : )

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  8. un gran bel risultato veramente, ma con le tue possibilità puoi arrivara ampiamente nei 20!!!!
    complimenti x il racconto e per le foto, mi viene quasi la voglia di farne una

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    1. Potresti proprio! Con le tue caratteristiche tu si che arriveresti nei primi 20. Io ti guarderei da lontano mi sa.

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  9. Gran bella prova .. spero proprio di riuscire a tornare a correre perché queste corse un po' mi mancano :)

    Per quanto riguarda Alvin ormai è entrato nel tunnel casa famiglia lavoro!!! ne so qualcosa :)

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    1. Te lo auguro Tosto, le gioie dei Trail sono davvero molte e molto belle. Oltretutto l'off road è pure molto meno dannoso rispetto all'asfalto...

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  10. Andrea Moretton4 luglio 2012 09:19

    Ciao Drugo, accidenti non ci siamo visti alla partenza! Peccato, sarà per la prossima.
    Bel percorso vero? Secondo me ce ne sono di più duri ma il contorno delle Dolomiti è unico!
    Il prossimo anno ci alleniamo per la 120, che dici?
    Stammi bene...

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    1. Un vero peccato non esserci incontrati, ma spero ci sarà presto occasione.
      Il percorso a me è piaciuto tantissimo, sul fatto che ce ne siano di più duri non saprei dire, ancora non ho sufficiente esperienza.
      Per l'anno prossimo...mi sa tanto che si, ci si allena per la 120.

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    2. Per la 120 mi sa che non c'è allenamento, nel senso che si va... e si va!!!

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    3. Eh si, però magari si allunga un po' alla volta. Passare dai 50 ai 120 in un sol colpo è un po' troppo.

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    4. Qui sinceramente non so se darti ragione... una volta che arrivi a 70 e vedi che sei messo male... meglio la sorpresa una tantum!!!

      :-)

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    5. Mi sa che presto ne saprò di più...

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  11. È stato un piacere conoscerti e ancora COMPLIMENTI x la gara.. ;)
    Fresco come una rosa malgrado la fatica..;)))

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    1. Magari fresco come una rosa. Avevo qualche problema a camminare dritto : )
      Il piacere è stato mio comunque. Alla prossima :)

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  12. Ciao, sono Francesco da Scandolara .... complimenti, ogni volta i racconti delle tue imprese mi danno una carica per continuare ad allenarmi!! Ciao

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    1. Ciao Francesco! Grazie per il commento e per i complimenti. Chissà, magari riusciamo a fare una corsetta assieme una volta...coinvolgendo anche il Dario. Potrebbe essere un'idea.

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