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venerdì 11 novembre 2011

Correre in pausa pranzo

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L'altro giorno i pianeti si sono allineati alla perfezione, il clima di pioggia ha concesso una tregua ed ecco che, magicamente, s'e' aperto uno spazio in cui andare a correre: La pausa pranzo.
Raramente avevo corso in quel risicato periodo di tempo, ho voluto provarci visto che c'erano tutti i presupposti per poterlo fare. Credo che non ripetero' l'esperimento.
E' stata infatti un'esperienza al limite del traumatico. Per prima cosa generalmente arrivo in pausa pranzo affamato come un leone per cui il mio fisico, pronto ad ingurgitare del cibo, s'e' ritrovato costretto a correre. E, giustamente, ha deciso di farmela pagare. Dopo 10 km, infatti, mi sono ritrovato ansimante a bordo strada con quello stronzo di un fegato che mi torturava il fianco. A dirla tutta nemmeno i primi km erano stati particolarmente agevoli, gia' alla partenza sentivo le gambe legnose ed i piedi pesantissimi, mi sembrava di calzare dei ferri da stiro non delle scarpe da running.
Infine il traffico. Correre in quella fascia oraria, con tutte le persone che si fiondano a casa come avvoltoi su di una carcassa, non e' proprio cosa da fare. Anziche' godersi la corsa ci si ritrova a schivare le auto impazzite e a pregare che nessuna prenda la curva un po' troppo larga.
In definitiva, credo che non ripetero' l'avventura, molto meglio alzarsi al mattino presto, rinunciando a qualche ora di sonno, piuttosto che rischiare di rinunciare all'equilibrio del proprio stato psico fisico.
 
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