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Visualizzazione post con etichetta Trail Runing. Mostra tutti i post
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venerdì 2 agosto 2013


Foto by http://www.flickr.com/photos/gore-tex-products/

Il disastro cui faccio riferimento nel titolo del post non riguarda tanto la gara e non riguarda nemmeno la caduta che mi ha visto protagonista. Riguarda semmai i postumi della corsa. Ma andiamo con ordine che è meglio va.
Domenica 31 Luglio, avevo in programma una simpatica garetta, la Montefalcone Downhill, una gara di trail in discesa della lunghezza di 8 km e mezzo nella quale si partiva da Montefalcone 1620 m. di altitudine e si arrivava a Recoaro Terme 445 m. di altitudine. Circa 1200 metri di dislivello in poco più di 8 km di gara.
Avevo deciso di prendere parte a questa competizione per testare il mio effettivo livello in discesa. Generalmente, nei trail che ho corso, ho visto come in discesa riesca a rendere particolarmente bene. Non ho però mai avuto un confronto con gente forte in questa specialità. Ecco dunque l'occasione per un test.
Purtroppo l'iniziativa non ha avuto successo. Alla partenza eravamo in pochissimi tanto che la prova è stata annullata. Gli organizzatori hanno però pensato di fare una sorta di edizione 0 in modo da testare il percorso e la logistica.
Quindi pronti via, pettorali appuntati e si parte tutti assieme. Oltre a me e a qualche altro incosciente avrebbero corso anche due top runner del mondo trail. La grandissima Federica Boifava, giunta 5^ alla Trans D'Havet del giorno prima, e il buon Zigor Iturrieta, atleta spagnolo The North Face che alla Trans D'havet aveva chiuso in 11^ posizione.
Pronti via e lo spagnolo schizza in avanti precedendo il resto del gruppo. Lo osservo una decina di metri più indietro e decido che stargli appresso è cosa fattibile. Accelero e mi aggancio, assieme ad un altro ragazzo, al suo treno.
Nonostante il giorno prima si sia ciucciato 80 km e 5500 metri di dislivello sembra non accusare la fatica. Anzi, nei tratti più ripidi è quello che va meglio di tutti. Perde un poco quando la strada si fa più piatta o quando, in brevissimi strappi, addirittura sale.
Proseguiamo così, in tre, per un 4 km, dopodichè la strada si fa più corribile e decido di attaccare. Aumento il passo e mi porto avanti di 5/10 metri. Sento che dietro reagiscono ma mantengo comunque un po' di vantaggio.
Si corre nel sottobosco. La frescura che c'era alla partenza lascia il posto ad un caldo opprimente. A metà gara sono in testa quand'ecco che, ad un tornante a destra, mi parte il piede interno e spatatrack, sono per terra. I due mi riprendono subito, mi chiedono se è tutto a posto, dico di si e mi rialzo ma ho preso una bella botta. Riparto ma capisco subito che devo rallentare il passo. Vabbeh, poco male, al traguardo ci si arriverà comunque.
I postumi della caduta

Proseguo meglio che posso fino a che arrivo nell'abitato di Recoaro e finalmente taglio il traguardo.
All'arrivo posso constatare lo stato della mia gamba. Ho una bella escoriazione e qualche botta qua e la. Tutto sommato niente di così grave.
Archivio così quindi questa gara proseguendo nel post corsa a chiacchierare con gli altri atleti. Bella la compagnia e complimenti a Federica e a Zigor per la loro semplicità oltre che per la loro bravura. Confermo, tra l'altro, che pure questi due potrebbero tranquillamente entrare nelle rispettive nazionali di Berr Mile. Più per la qualità nel Beer che nel Mile ma si parla di veri campioni!

Federica Boifava, si vede subito che è una campionessa


Ma il disastro, quello vero, doveva ancora arrivare.

L'indomani, infatti, ecco che mi ritrovo a pagare i postumi della mia follia podistica. Gambe inchiodate e tutti i muscoli doloranti. Capisco subito che la discesa ha fatto i suoi danni. Metabolizzo la cosa e decido di dedicarmi al riposo.
Il problema, a 4 giorni di distanza, è che ancora non sono in grado di correre. Ieri un massaggio mi ha aiutato un poco ma il tentativo di corsa di questa mattina è fallito miseramente. Dopo 400 metri avverto una fitta ad entrambi i solei. Pare quasi un crampo. E' molto frustrante perchè quando parto a correre pare sia tutto ok ma nel giro di poco i solei si irrigidiscono e quindi mi impediscono di proseguire.
Non so dire cosa potrebbe essere, forse entrambi i muscoli infiammati ? Di solito i solei si affaticano in salita più che in discesa. Mistero.
Procederò con lo stretching e con qualche esercizio di allungamento, altro per il momento non posso fare.
Un bel disastro, ma da qui a Berlino il tempo per recuperare c'è tutto quindi niente panico. Keep calm e via con lo stretching.

lunedì 15 luglio 2013

(segue da qui)


Transito a metà gara in 6 ore e 07. La proiezione dice 12 ore e 14 e per me va benissimo.
Al ristoro di metà gara trovo la sacca con gli indumenti di ricambio che avevo consegnato alla partenza. Non avrei mai pensato di trarre tanto giovamento da un accorgimento semplice come questo. Il fatto di poter sostituire calzini e maglietta intima con dei capi asciutti mi ha infatti dato un grande sollievo, tanto che persino la fatica sembrava essersi ridotta una volta vestiti i nuovi panni.
Successivamente al cambio di abiti mi sono fermato al ristoro dove, finalmente, ho trovato la minestra che ormai per me è diventata un classico negli ultra trail.
Cambiato e rifocillato sono quindi ripartito. Il percorso a questo punto prevedeva una breve salita e quindi una bella picchiata lungo una discesa caratterizzata da prati impregnati d'acqua e di fango. Non il massimo per i calzini cambiati di fresco. Una volta terminata la discesa ci si immetteva nella ciclabile tanto cara agli amanti della Cortina - Dobbiaco. Su quel tratto di strada bianca, tanto agevole quanto noioso per un trail che si doveva snodare tra i sentieri di montagna, si poteva pure correre di buona lena. In realtà la pendenza era comunque sempre in leggera salita e, giunti a quel punto, con 50 km sulle gambe, correre non era poi così semplice. Mi sono quindi armato di pazienza ed ho alternato tratti di corsa a tratti al passo con la speranza di vedere spuntare al più presto il ristoro di Cima Banche.
Devo dire che la tecnica ha abbastanza funzionato, tant'è che in questo tratto ho fatto segnare il passo migliore della gara (se si escludono i tratti prevalentemente in discesa) con una fantasmagorica media di 7'51/km.
Giunto al ristoro ho appreso che il primo aveva già tagliato il traguardo. Quasi 30 km di distacco tra lui e me.
Una volta fatto il pieno di frutta secca e cioccolato si riparte ed ecco che una nuova ascesa ci aspetta. Si sale fino a quota 2000 per scollinare in corrispondenza di Forcella Lerosa. La salita è abbastanza agevole, si transita lungo un sentiero largo e ben battuto, se uno avesse delle energie potrebbe persino pensare di poter correre. Non è il mio caso.
Mi metto buono buono al passo cercando di concentrarmi sulla gente che mi precede. Allo scadere di ogni ora raccatto qualcosa dallo zaino e mi alimento. I km, a questo punto sono 60, ne mancano 25 al traguardo. Una mezza maratona con un po' di defaticamento, penso. In fondo è poca roba.
Il metro dopo però la visione cambia e quei 25 km mi paiono ancora un'eternità.
Proseguendo di questo passo, finalmente si passa la vetta e si può scendere lungo bel sentiero alla caccia del penultimo ristoro, quello di Malga Ra Stua.
I km qui sono quasi 70, ormai sento che il traguardo è vicino. Comincio a fare piani sul tempo finale e scopro che, se continuo così, riesco a stare sotto alle 12 ore. Comincio a messaggiare gli amici che mi aspettano all'arrivo in modo che siano li quando arriverò. Fatto ciò riparto con buona convinzione.
Ormai manca un tratto di discesa, quindi un'ultima breve salita e, successivamente, la picchiata verso l'arrivo a Cortina. Sono fiducioso.
Lungo la discesa mulino per bene le gambe e procedo con buona velocità. L'odore del traguardo mi infonde nuove energie. Quel che significa ritrovare la fiducia.
Terminata la discesa imbocco quella che dovrebbe essere l'ultima salita. Dapprima la strada sale leggera ma poi mi si presenta davanti una rampa dalle pendenze impressionanti. Vabbeh, penso, una rampa e poi è finita, via il dente e via il dolore. Peccato però che terminata la rampa la strada spiani per qualche decina di metri e torni poi a salire di nuovo. Mi armo di pazienza e affronto questa nuova rampa al termine della quale, anzichè la discesa, mi si presenta davanti dell'altra salita.
Comincio a dubitare di aver sbagliato strada ma i segnali ci sono, il percorso è quello giusto. Quella che doveva essere un'ultima breve rampetta, a sentire gli addetti all'ultimo ristoro, si rivela essere una delle più dure salite della gara. Forse proprio perchè posizionata verso la fine della corsa e perchè così inaspettata.
A forza di salire, e di smadonnare, giungo finalmente in cima all'asperità. Ormai i km che mi separano dal traguardo sono solo 3, e tutti in discesa. Controllo il crono e mi rendo conto che, con un po' di impegno, riuscirò a finire intorno alle 11 ore e 30 minuti. Sono molto soddisfatto.
Percorro così l'ultimo tratto cercando di godermi gli ultimi momenti della gara.
Una volta entrato nell'abitato di Cortina ecco che la fatica magicamente svanisce. Percorro l'ultimo tratto tutto di corsa, persino l'ultimo mezzo km in leggera salita. Dopo una svolta a destra imbocco il rettilineo finale ed ecco, la in fondo, spunta il campanile e subito dopo il traguardo.
Percorro il rettilineo finale applaudito da un nutrito gruppo di spettatori mentra poco prima del traguardo mi aspettano gli amici Simone e Marika che sono venuti ad aspettare me e l'amico Taglia al traguardo. Un grosso ringraziamento ad entrambi, arrivare alla finish line sapendo che c'è qualcuno che ti aspetta è uno stimolo in più a fare bene.
Chiudo la gara in 11 ore e 31 minuti (155^ posizione). Sono molto soddisfatto perchè mi sono divertito ed ho finito la gara in condizioni decisamente buone.


Si chiude così questa bella avventura. Peccato non essersi cimentati con la prova originale ma sarà per l'anno prossimo. Di sicuro.

venerdì 5 luglio 2013

(segue da qui) 


Si parte lungo la via principale di Cortina. Con calma come spesso avviene nei trail lunghi. Sono 745 gli atleti al via. Ci sono molti stranieri ed anche parecchie donne. Sotto un bel sole ci si inerpica lungo le strade asfaltate in attesa del bivio che scambierà la strada con il sentiero all'interno del bosco. Un paio di km e ci siamo, il serpentone rallenta ed è subito salita. Me la prendo con calma, mi fermo a fare foto e scambio qualche chiacchiera con vari partecipanti. Passiamo lo spettacolare lago Ghedina che, per le piogge e le nevicate, è quasi tracimato ma mantiene il suo caratteristico colore verde brillante. Siamo sempre nel sottobosco ma ogni tanto gli alberi si aprono e riusciamo a sbirciare un grandioso panorama. Raggiunta la cima, dopo un'oretta di gara, mi fermo ad osservare le vette innevate che ci circondano. E' uno spettacolo, fermo uno spagnolo e gli dico "In Spagna non ce le avete montagne belle come queste!", "Forse no" - risponde - "però abbiamo Killian!". Sorrisi e pacche sulle spalle che servono pure da incitamento.
Si discende verso rifugio Ospitale dove ci attende il primo ristoro superato il quale si torna a salire sul serio. Le pendenze sono notevoli, la strada si inerpica su per un bel sentiero, è tosta ma so che mi porterà al punto più alto della corsa: Forcella Son Forca a quota 2100 metri. Via via che si sale la temperatura scende e, verso la fine, troviamo anche la neve.
Una volta scollinati trovo un britannico che mi chiede di fargli una foto, gliela scatto volentieri e in cambio gli chiedo di farne lui una a me.

Da qui comincia una bellissima discesa su sentiero. C'è di che divertirsi, anche senza forzare più di tanto. La neve sui bordi si dirada via via che scendiamo, incontriamo un po' di fango e qualche tratto paludoso ma niente di drammatico, lo stato di divertimento rimane intatto.

La discesa termina presso un altro ristoro, quello dell'hotel cristallo al km 32.
Anche a questo ristoro me la prendo con calma. Mi fermo e mangio e bevo a volontà. Sono a 4 ore di gara, la media è incoraggiante e comincio a fare un primo calcolo del tempo con cui potrei chiudere. Direi tra le 12 e le 13 ore, con arrivo al traguardo di Cortina verso le 20.30. Ci sto!
Riprendo controllando mentalmente questi calcoli e imposto la rotta con destinazione Misurina. Li è previsto il ristoro di metà gara dove troveremo la sacca con il cambio di indumenti. Prima però c'è da risalire ancora. 600 metri di dislivello da aggiungere a quelli già percorsi. Senza rendermene conto sono passate 5 ore, sono le 13 e la temperatura non è più così fresca. Continuo ad idratarmi e mantengo la regola di mangiare qualcosa ad ogni ora. All'inizio sono gel, dopo passo alle barrette perchè gusto e consistenza dei gel risultano pericolosi per lo stomaco.
Dopo l'erta, percorsa con buon passo, affrontiamo un tratto di saliscendi piuttosto corribile. Approfitto per aumentare il ritmo. D'un tratto sbuchiamo sul lago di Misurina. Mi guardo attorno cercando il ristoro ma non lo vedo. Percorriamo il perimetro del lago, su ciclabile sterrata, ed ho modo di sciogliere le gambe corricchiando anche in maniera decente. Terminato il periplo dello specchio d'acqua ecco finalmente le tende del ristoro.
Il km è il numero 42, l'arrivo di una maratona, ma per me si tratta soltanto della prima metà di gara.
(continua...)

giovedì 27 giugno 2013


Domani, ore 23.00, parto con una nuova avventura. La Lavaredo Ultra Trail. 118 km e 5740 metri di dislivello positivo.
Ormai è quasi tutto pronto, l'allenamento c'è (o almeno spero), la dieta della caffeina prosegue bene, abbigliamento e attrezzatura sono pronti e oggi ho fatto incetta di barrette per comporre quella che sarà la riserva alimentare.
L'unica incognita di un certo rilievo è il meteo. Nei giorni scorsi è nevicato sopra quota 1900 ed è piuttosto certo che non troveremo temperature miti. Soprattutto nei passaggi alle quote più alte.
Rinnovo l'invito a seguirmi direttamente sul mio twitter: https://twitter.com/viverestanca se sarò in grado di caricare qualche aggiornamento mentre sarò in corsa lo farò tramite questo strumento.
Ad ogni modo, tramite Twitter, potrete vedere i passaggi ai vari punti di punzonatura che faranno partire un messaggio automatico. Pertanto almeno la conferma che sto avanzando dovreste vederla anche da casa.
Non mi resta che ultimare i preparativi ed affrontare questa nuova impresa. Che la forza sia con me!


lunedì 8 ottobre 2012

Brucia ritirarsi all'85° km quando il più era fatto e al traguardo mancava una distanza di poco superiore ad una mezza maratona. Brucia ancora di più se considero che ero al secondo posto assoluto con il podio praticamente sicuro visti i tempi finali.
Purtroppo è andata così. Dal 70° km ho cominciato ad avvertire un dolore al piede sinistro. E' cominciato dalla pianta salendo sul lato esterno, più o meno sotto la caviglia. All'inizio mi è sembrato un fastidio passeggero, niente di grave, ma più avanzavo e più il dolore si faceva intenso.
10 km dopo, all'altezza dell'80° di gara, ho capito che non avrei potuto continuare così. Sarebbe stata un'interminabile odissea di dolore. Una follia.
Ora mi ritrovo a zoppicare, appoggiare il piede mi fa male.
Guardo il pettorale con un po' di malinconia, poteva essere un risultato spettacolare ed inatteso, salire sul podio di una competizione così dura ed importante. Uno splendido regalo.
Ma è andata, non ci posso fare niente, conviene archiviare l'esperienza e guardare avanti.
Prima però il racconto di come è andata.

Ivrea è un bel posto. Lo si capisce subito quando ci si arriva. Dopo un lungo tratto di deserto autostradale arrivano le colline e i monti. Si intravedono castelli e fiumi e si entra in un atmosfera davvero piacevole. La gente è cordiale, è una costante nei trail ma qui si respira un'aria di festa. Semplice e genuina.
Arrivo verso le 18, seguo il briefing pre gara e ritiro il pettorale quindi me ne vado al B&B nel quale pernotterò. Qui conosco Teresa e Fabio che correranno la gara per raccattare i punti necessari alla prossima UTMB. Al mattino conosco un altro atleta che prenderà parte alla gara, è svizzero e si chiama Pierre Michel.
Sono l'unico auto munito per cui faccio da taxi verso Andrate, dove si parte.
Alle 8.00 è previsto lo start, si ritarda di qualche minuto per le operazioni di punzonatura ma non c'è fretta. E' una festa e nessuno ci corre dietro.
Terminate le operazioni pre gara viene dato il via e il plotone si muove lentamente lungo le strade di Andrate. Ai lati gruppi di spettatori applaudono ed incitano i runners.
La partenza è in salita ma è un breve tratto, successivamente, si comincia a scendere. Si corre nel sottobosco. Il fondo è morbido e regolare, la pendenza è a favore, correre è veramente piacevole. I km passano e faccio conoscenza con Nicolò, cuoco di Parma di 23 anni, sospetto sia il più giovane in gara. Corriamo assieme per un po' chiacchierando e commentando i paesaggi che incontriamo.
Ad un certo punto il bosco si apre e mi rendo conto del posto nel quale sto correndo. Siamo proprio sul bordo della morena. In pratica si corre su una specie di terrapieno naturale, un accumulo spinto nei millenni dal ghiacciaio. Affacciandosi si scopre un salto di circa 500 metri ed il "buco" lasciato dal ghiacciaio che si è ritirato. E' come essere una minuscola formica che si affaccia sull'orlo dell'impronta lasciata da un elefante. Ci si sente veramente piccoli.
Ad osservare questi panorami, correndo tra castagneti e vigne i km passano piacevoli. Al 21° km c'è il primo cambio per chi fa la staffetta. Ci arrivo in 1h e 52. Tutto bene, tutto secondo i piani. Tra i presenti scorgo un volto noto. "Scusa ma sei Furio?". Annuisce e faccio così conoscenza con il buon Furio che in passato mi è stato di grande aiuto nella preparazione di un paio di maratone.
Dopo la breve sosta proseguo lungo la via, la prossima tappa sarà il ponte sulla Dora Baltea. Si trova al 56° km, arrivarci significa aver passato la metà di gara.
Continuo col mio passo ma ora sono da solo, Nicolò ha preferito rallentare. Ad un ristoro mi dicono che sono in dodicesima posizione. Bene, penso, magari nei 20 ci arrivo questa volta.
La discesa iniziale è finita, ora è tutto un su e giù dalle morbide pendenze. I km cominciano a farsi sentire e le gambe paiono un po' pesanti. Forse forse i residui del Sellaronda non sono del tutto alle spalle ma guardo il Garmin ed ho passato il 40° km, la strada percorsa non è poca, un po' di fatica ci sta tutta.
Poco prima del passaggio sulla Dora Baltea mi squilla il telefono, come suoneria ho la colonna sonora di Indiana Jones, la gente mi vede passare accompagnato da questa musica e sorride. Sorrido anch'io e proseguo in pompa magna. Poco dopo incontro un tizio in bicicletta che mi dice "sei quarto, il terzo è qui ad un minuto!". Lo guardo sbalordito "cominciato presto col vino oggi eh?". Ma in realtà ha ragione. Tra il km 21 e il passaggio di metà gara ho recuperato un bel po' di posizioni. Supero anche l'atleta che mi precede ed al passaggio alla Dora Baltea sono in terza posizione.

(segue...)

venerdì 5 ottobre 2012


C'è il Live, il che significa che si può seguire la corsa direttamente da casa. Collegandosi al sito della manifestazione (http://www.morenictrail.com/) è possibile infatti visualizzare i passaggi degli atleti, aggiornati in tempo reale, e visualizzare le immagini trasmesse dalla webcam che, sospetto, saranno presenti ai punti di rifornimento.
Se volete seguire me il mio pettorale è il numero 33 (gli anni di Cristo...che sicuramente invocherò durante la gara).
Ora passo e chiudo, preparo le ultime cose e poi parto alla volta di Ivrea.
Ci si aggiorna a gara ultimata. Buon weekend a tutti.

giovedì 4 ottobre 2012

Il periodo di fiacca sembra alle spalle. Negli ultimi due giorni sono uscito al mattino presto, che ancora faceva buio, ed ho portato a casa un po' di pallini esplosi dai cacciatori ma non solo, anche la consapevolezza che la mia idea di comprare un berretto con delle finte orecchie da coniglio potrebbe essere più pericolosa del previsto. Oltre a tutto questo ne sono venute fuori anche due belle uscite di 13 e 12 km nelle quali ho corso sempre con le pesanti scarpe da trail che ormai mi calzano a pennello. Mi sorprendo nel vedere le medie tenute negli ultimi due allenamenti: 4'27 Martedi, 4'24 ieri. Correndo su percorso leggermente ondulato e con le scarpe pesanti ai piedi, unito al fatto che ho corso in completo controllo, mi vien da pensare che il livello di forma non sia affatto male. O è quello oppure sono gli spari dei cacciatori che mi mettono le ali ai piedi.
A guardare indietro mi pare che i compiti siano stati fatti. L'ultimo lungo risale a 3 settimane fa (Sellaronda Trail 54km ) ed ha lasciato delle tracce che probabilmente ho recuperato giusto in tempo per i 109 km di Sabato. Analizzando le ultime corse sembrerebbe così. Le ultime due settimane di scarico mi hanno aiutato nel recupero e nel ritrovarmi con delle gambe fresche e riposate.
Vado dunque ad Ivrea in ottime condizioni e con la consapevolezza di aver fatto quanto mi ero prefissato per preparare una gara così lunga ed impegnativa.
Rimane comunque un'incognita legata al fatto che mai ho affrontato una corsa di questo tipo, ma era la stessa cosa per il primo trail e, soprattutto, per la Trans D'havet. In entrambi i casi me la sono cavata piuttosto bene, speriamo il detto "non c'è due senza tre" diventi realtà.
Domani parto per la trasferta piemontese, ritiro pettorale, B&B ad Ivrea e quindi Sabato mattina sarò sulla start line pronto a combattere per arrivare vivo al traguardo.
Faccio fatica a fare una previsione sul tempo che impiegherò, ad occhio e croce direi tra le 13 e le 14 ore. Sarebbe un risultato che mi soddisferebbe appieno, vediamo un po' cosa riuscirò a combinare.
Intanto vado a fare il carico di carboidrati.

domenica 16 settembre 2012


Non avete idea della bellezza che mi ha circondato in questo fantastico weekend. Dal viaggio con Matteo, neo amico che corre con il Runners Team Zanè, al pernottamento in un Garnì spettacolare gestito dalla famiglia del mulino bianco, alla gara e al mio duello con Charles Manson, al post gara dove, per la prima volta in vita mia ho vinto un premio nella lotteria finale (stessa sorte toccata al mio compagno di avventura Matteo, più avanti svelo il trucco).
La gara è stato ovviamente l'evento culmine di cotanta meraviglia.
Il Sellaronda Trail, giunto appena alla 2^ edizione, è un trail di 54 km e 3500 metri di dislivello positivo, e questo si sapeva.
Quello che non si sapeva, o meglio che non avevo considerato, era il fatto che il punto più basso si trovava in corrispondenza dei 1500 metri di Canezei mentre, altimetria GPS alla mano, ben 24 km del percorso si svolgevano oltre quota 2000 metri con due vette superiori ai 2300 metri e una terza che li sfiorava di molto poco.
Ad occhio e croce, la quota media si aggira attorno ai 1800/1900 metri. Tutto ciò, unito a delle discese assassine lungo le piste da sci e a delle salite che potete tranquillamente immaginare ha reso molto duro questo trail che rappresenta pur sempre la seconda distanza più lunga da me affrontata fin'ora.
Ma veniamo alla cronaca.
La partenza è prevista per le ore 6.00. La famiglia del mulino bianco ci prepara un thermos di acqua calda e tutto il necessaire per una colazione alle ore 4.30 del mattino.
Alle 5.15 siamo già in zona partenza. Siamo pronti e non vediamo l'ora di partire. Dopo una breve attesa giunge il momento di schierarsi nella zona del via. E' buio e fa freddo. Ci saranno 2/3 gradi. Opto per berretto e guanti e la giacca anti acqua da indossare sopra a due maglie.
Alle 6.00, puntuale, il via. Una bici segna la via ai primi della classe mentre il gregge segue ordinato. Lungo la via di Colfosco alcune torce accese segnano la strada. Un paio di km in leggera discesa e quindi si lascia l'abitato del paesino per cominciare con la prima salita lungo un sentiero. La destinazione dell'ascesa è il passo di Campolongo e quindi il Bec de Roces (2160 m.). Il tempismo della partenza è clamoroso. Una volta iniziato il sentiero ci si rende conto che la tenue luce dell'alba è sufficiente per capire dove si stanno mettendo i piedi. Tempo 15 minuti e l'illuminazione diventa perfetta.
La salita è bella bastarda, dopo i primi due km a favore, dove dalle retrovie mi sono portato avanti, comincio a subire i primi sorpassi. Ad un certo punto avverto il ticchettio regolare di due bastoncini che si avvicinano inesorabili. Li sento sempre più vicini ma non mi volto. Ad un certo punto, dopo un lungo inseguimento, il portatore dei bastoncini mi supera. E' un nano dal ghigno malefico e dalla barba nera che procede inesorabile lungo la salita. Pare non fare fatica. Io sono in giacca, lui è in maglietta di cotone, ai piedi delle scarpe A3. Lo osservo con invidia e non posso non notare la somiglianza con Charles Manson. Rabbrividisco, non solo per il freddo, e lo lascio andare.
Poco dopo la salita si fa ancora più dura. Lasciamo il sentiero per proseguire lungo il prato di una pista da sci. Non c'è una corsia di marcia per cui tutti si sparpagliano lungo quella che pare essere la traccia migliore. Io seguo quello che ho davanti a me e in qualche modo giungo a scollinare. Breve ristoro quindi si prosegue di nuovo salendo ancora un po'. Si raggiunge un punto panoramico poco distante dalla vetta. Qui lo spettacolo che mi accoglie è memorabile. Da un lato la Marmolada con il suo ghiacciaio rifornito di neve dopo l'ultima perturbazione. Poco più a Est il sole che sta finalmente superando lo schermo rappresentato dalle vette. Non posso evitare di fermarmi, estrarre il cellulare e sparare foto a raffica. Probabilmente sono nei primi 25 ma della posizione mi frega poco, voglio godermi il luogo in cui mi trovo.
Terminato il servizio fotografico comincia la discesa. Recupero alcune delle posizioni perse e nel primo tratto, più tecnico, mi diverto. Giunge poi una discesona lungo una pista da sci. La pendenza è tale che occorre frenare per non rotolare giù. I quadricipiti protestano per il peso che devono sostenere ma non c'è alternativa. Nel frattempo il sole ha cominciato a scaldare l'aria. Mi pare di aver caldo e quindi mi fermo e mi tolgo gli indumenti in esubero.
Giungo poi ad Arabba dove il termometro di una farmacia indica un torrido +4°. Un breve passaggio nel centro e quindi si sale di nuovo. Questa volta si deve giungere a Passo Pordoi e valicarlo per poi scendere verso Canezei. La salita, ancora una volta, è importante. Il fondo è buono e piuttosto semplice ma la pendenza non fa sconti. Superata quota 2000 metri tocca un'ultimo tratto ripidissimo, attrezzato con catene metalliche alle quali mi avvinghio per tirarmi su. Scollinata anche questa vetta si scende lungo un prato poco segnalato fino a giungere ad un nuovo ristoro. Mi fermo per una pausa di riflessione e per ricaricare lo stomaco con un po' di cioccolata quindi riparto. Di nuovo la strada precipita in giù dando un altro bel colpo ai muscoli delle gambe. L'ultimo tratto, prima di raggiungere l'abitato di Canezei, è particolarmente tosto. Più che scendere si frena. Davvero un bello stress per i quadricipiti.

A Canezei ci aspetta un altro ristoro e poi la salita al Passo Sella. Mi giunge dalla regia, a cura di Peo Filippi, un messaggio che mi informa che ad Arabba sono transitato in 45^ posizione. Poco male mi dico e proseguo lungo la via. Supero alcuni atleti e mi pare di andare bene. Dopo un po' una tizia, incontrata poco prima al ristoro a Passo Pordoi, mi affianca e quindi mi supera. Sto assieme a lei per un tratto e ci chiacchiero un poco. E' tedesca (bavarese) e mi dice di essere seconda nella classifica femminile. La incito un po' raccontandole cosa la aspetta da li all'arrivo. Mi ringrazia augurandosi di reggere fino alla fine e senza salutare se ne va con passo superiore. Io proseguo lungo la mulattiera a testa bassa. Mi fermo per indossare il cappellino poichè il sole ormai comincia a farsi sentire. In prossimità del passo si presentano tre belle vette, è il gruppo del Sassolungo. Tanto spettacolare che una sosta fotografica è d'obbligo.

Giunto al passo scherzo con alcuni ciclisti chiedendo loro quanto vogliono per portarmi a Selva di Val Gardena sul ferro della bici. Ricevo in risposta risate e un sacco di complimenti che fanno bene allo spirito. Quindi proseguo verso il rifornimento dove ordino Vino...niente da fare, Birra...niente da fare, sali...ci sono ma solo caldi. Vabbè, mi accontento della terza scelta e via di sali caldi. Una bella schifezza. Una volta ristorato proseguo verso valle. Ancora una volta si scende di brutto ma ormai so che è la penultima volta. Mi attende ancora una dura salita e poi sarà solo gloria verso l'arrivo. Mi giunge un secondo SMS da Peo, mi dice che a Canezei ero 44° ma con 7 atleti nel giro di 1 minuto. Quattro li ho superati in salita, meno la tedesca che ha superato me, dovrei essere 41°. Mentre ragiono giungo finalmente a valle. Un bel tratto abbastanza piatto mi accoglie e intravedo in lontananza un paio di atleti. Metto in moto il mio motore da pianura e con passi brevi ma frequenza alta macino metri su metri. Riprendo in poco tempo tre atleti che sopravanzo a velocità nettamente superiore. Quindi ne intravedo un quarto qualche centinaio di metri avanti a me. Piccola statura, maglietta bianca e barba scura, non c'è dubbio, ho ripreso Charles Manson. Supero anche lui e lo pianto li. Selva di Val Gardena si prospetta all'orizzonte. Passo lungo il centro della bella cittadina Gardenese e riagguanto altri due atleti. Nel breve tratto di falsopiano (2 km e mezzo) ho recuperato e distanziato 6 atleti. Il morale cresce e con buon piglio affronto l'ultima salita. C'è da issarsi fino ai 2300 metri di Danterpieces, 750 metri di dislivello. Mi armo di grinta e a testa bassa affronto il largo sentiero che porta fino in cima. Nonostante la stanchezza, la volontà di non farmi riprendere da chi ho alle spalle, mi fa accelerare il passo. Salgo di buona lena e ai tornanti controllo di non avere nessuno in vista dietro di me. Per un bel pezzo proseguo in solitaria poi, quando sono a quota 2000 metri, mi volto ad un tornante e scorgo la maglietta bianca e la barba nera. E' un incubo, ancora lui. Tornante dopo tornante il nano malefico si avvicina inesorabile. Quando il ticchettio dei bastoncini giunge alle mie orecchie so che ha completato la sua rimonta. Mi supera a 300 metri dalla vetta. Sono gli ultimi 300 metri di salita e somigliano grossomodo ad un trampolino di salto con gli sci. Da percorrere al contrario ovviamente. Io sono esausto e mi pianto. Non vado più su. Calo la testa fino a sfiorare con il naso la ghiaia ed un passo alla volta colmo la distanza. In quella breve distanza il mio rivale mi distanzia di un'ottantina di metri. Ma ormai è fatta, ho scollinato e il traguardo mi aspetta. Dopo un breve ristoro in vetta riparto con l'intenzione di riprendere Manson, lo becco subito dopo mentre prosegue lentissimo in discesa. Lo riagguanto subito e con fintissima sportività gli chiedo se ha bisogno di aiuto (in realtà gli sto augurando di ritirarsi). Mi risponde che è tutto ok ma che in discesa non va. Lo saluto e proseguo del mio passo.
Fingo freschezza, anche per ingannare me stesso, ma in realtà sono molto provato. I quadricipiti non ce la fanno più a sostenere la corsa e una vescica lungo le piante di entrambi i piedi mi fa traballare ad ogni appoggio. La discesa fino a Colfosco è una lenta agonia. Ma ormai è un conto alla rovescia. Alterno corsa a camminata fino a che manca veramente poco. Finalmente intravedo le case del paesino e in poco tempo imbocco il viale dell'arrivo. Giungo correndo, mi fermo poco prima del traguardo per un'ultima fotografia, quindi taglio la finish line al 31° posto in 7h 23' e 51".

Poco dopo di me giungerà anche Matteo in 7h e 47', felicissimo per aver tagliato il traguardo con più di due ore di anticipo rispetto a quanto preventivato alla vigilia. Fenomeno! Nel dopo gara, attendiamo la premiazione che arriverà solo intorno alle 18. Tanto non avevamo niente da fare. Vengono premiate tutte e 13 le donne partecipanti e i primi 15 uomini arrivati. In molti non si presentano alla premiazione così rimangono un bel po' di premi da consegnare. Gli organizzatori predispongono una lotteria, estraggono i pettorali a sorte e consegnano i premi. Visto l'orario siamo rimasti in 4 gatti, le probabilità di vincere qualcosa sono altissime. Dopo innumerevoli estrazioni, la maggior parte delle quali a vuoto, e dopo aver visto sfumare ad una ad una tutte le scarpe Salomon rimaste ecco che finalmente viene estratto il numero di Matteo, premio: zaino Salomon. Il numero successivo, magicamente, è il mio: anche per me Zaino Salomon Ski Pro 3. 
Si conclude in gran bellezza questo penultimo trail stagionale. L'ultimo di montagna. Ora si pensa al Morenic che arriverà tra 3 settimane.
E' stata dura, le gambe oggi fanno un bel po' di male ma so che in vista dei 109 km di Ivrea è tutto fieno in cascina.
Di elementi di cui essere soddisfatti c'e n'è veramente a pacchi!
Intanto, visto che magari non avete idea della bellezza di questo trail, eccovi le foto migliori che ho fatto lungo il percorso.




giovedì 13 settembre 2012

Il Sellaronda Trail presentava una grande incognita: il meteo. Svolgendosi ai primi di Settembre quando, solitamente, l'estate e' finita non si sa bene che cosa aspettarsi a livello di precipitazioni.
Tanto per dire, si fosse svolto ieri, avremmo incontrato pioggia e neve ai passi. Fortunatamente, con un paio di giorni in piu' a disposizione, andiamo incontro a quella che si prospetta essere una giornata perfetta dal punto di vista meteo.
La pioggia di questi giorni ha infatti abbassato la temperatura ed ha pulito l'aria. E' lecito quindi aspettarsi temperature molto piu' fresche e, soprattutto, panorami a perdita d'occhio.
Le premesse sono pertanto quelle di un trail da favola in un ambiente spettacolare e con la giornata ideale a disposizione.
Probabilmente mi armero' di macchina fotografica per immortalare i passaggi piu' suggestivi, del lato agonistico, in questo caso, mi importa un po' meno. Quel che conta e' fare un ultimo lunghissimo in vista dei 109 km di Ivrea che mi aspettano tra tre settimane, farlo in ambiente ideale e' il massimo che si possa chiedere.

mercoledì 5 settembre 2012


Iscritto!
Ho tentennato per un bel po', poi ho trovato un compagno di avventura ed ora non si torna piu' indietro.
Tra me e l'appuntamento di Ivrea del 6 Ottobre c'e' di mezzo questo bel trail di 54 km e 3500 metri di dislivello positivo. Il luogo dev'essere meraviglioso, si corre tra Val di Fassa e Val Badia.
Della val di Fassa gia' ho avuto un assaggio durante la Marcialonga Running e me ne sono innamorato, sulla Val Badia vado di fiducia.
Per quel che riguarda la prova, sara' prevalentemente un allenamento in preparazione ai 109 km del Morenic Trail, tanto so che poi, una volta messo il pettorale, mi impegnero' al massimo.
E cosi' anche l'ultimo lunghissimo e' prenotato e un'altra bella trasferta tra i monti si prospetta all'orizzonte.
Un buon modo per festeggiare anche il mio compleanno di settimana prossima.

lunedì 20 agosto 2012

In un precedente post avevo dato notizia di essermi iscritto ad una nuova avventura decisamente impegnativa. Ecco dunque svelato l'arcano, si tratta del Morenic Trail, una gara di 110 km che si svolge lungo l'anfiteatro morenico di Ivrea.
In questo caso, il dislivello non è particolarmente impegnativo (almeno, se confrontato con la Trans D'Havet), si tratta infatti di 2280 metri di dislivello distribuiti lungo tutto il percorso. A far paura è invece la distanza. 110 km sono tanta roba e per di più, visto il dislivello, dovrebbero essere pure piuttosto corribili; il che può portare al rischio di strafare e finire col farsi molto male.
L'obiettivo sarà quello di arrivare sano al traguardo e di divertirsi. Tanto so che una volta appuntato il pettorale finirò per dare tutto.
Fortunatamente parto da una buona preparazione di base vista l'estate ultra impegnata che ho svolto e dall'importante esperienza degli 80 km del Trans D'Havet. Da qui al 6 Ottobre il tempo per affinare la condizione c'è tutto. E' evidente che poi non potrò correre una Venice Marathon al meglio delle mie possibilità ma ormai la scelta è fatta. E avrò tempo per una maratona nel tardo autunno o in inverno.
La decisione è nata dalle ottime impressioni post Trans D'Havet e dal fatto di aver realizzato che, portando a casa il Morenic Trail, avrei i punti necessari per iscrivermi all'Ultra Trail del Monte Bianco dell'anno prossimo.
Non che al momento abbia intenzione di parteciparvi ma avere i punti è condizione necessaria nel caso cambiassi idea. Il che significa che appena apriranno le iscrizioni mi fionderò a registrarmi. Garantito!

mercoledì 15 agosto 2012

Durante la Trans D'Havet il mio compagno di squadra Fulmine aveva con se una piccola videocamera portatile. Con le immagini registrate da Fulmine ho realizzato un filmato che posto qui.
Rende l'idea delle caratteristiche del percorso affrontato e della festa all'arrivo. Peccato ci fossero solo poche immagini della fase in notturna e che non ci sia la salita più dura, evidentemente Fulmine era stanco in quel passaggio e ha registrato solo una volta arrivato in vetta (minuto 5 e 40, cima Carega).
Buona visione.


lunedì 13 agosto 2012

Successivamente alla Trans D'Havet mi sono preso una piccola pausa dagli allenamenti. Giusto per dare un po' di riposo alle gambe e un po' di respiro al fisico. Ma solo per qualche giorno. Nel fine settimana infatti ho preso parte ad una mezza maratona a Scorzè, in provincia di Venezia e a pochi passi dalla mia casa natale.
L'idea di correre una mezza maratona, ad una settimana da una gara di 80 km, m'è parsa una gran boiata solo quando mi ero già iscritto e stavo andando a ritirare il pettorale. In altre parole, quando ormai era troppo tardi.
Ecco dunque che mi sono ritrovato ai nastri di partenza piuttosto svogliato e poco intenzionato ad impegnarmi a fondo.
Ancora una volta però, il via dello starter ha cambiato tutto. Dopo un primo km di riscaldamento ho incrementato il livello dell'impegno aumentando l'andatura tanto quanto le mie gambe mi permettevano di fare. Alla fine ne è uscito un ottimo 1h e 30 che, complice anche la scarsa partecipazione di runners di livello, mi è valso il 5° posto di categoria e conseguente premio.
Sorvolo sulla qualità del premio ma vabbèh, gli organizzatori sono stati bravi nel premiare un sacco di gente e sentire il proprio nome tra quelli dei premiati fa comunque piacere.
Nel post gara ho saputo che sono stati fatti dei controlli antidoping ai primi classificati. Direi che è una buona cosa anche perchè, nell'ambiente del running, molto spesso si sentono "chiacchiere" su presunti casi di doping. Magari è solo l'invidia delle persone a scatenare reazioni di questo tipo, ben vengano dunque i controlli che possono aiutare a sciogliere ogni dubbio e ad allontanare eventuali "furbetti".

Dopo la Maratonina di Scorzè, sono tornato al trail con il Trail delle Creste giunto quest'anno alla seconda edizione. Avevo corso questa gara l'anno scorso, era la mia prima esperienza con la corsa su sentieri di montagna e tagliai il traguardo con il tempo di 2 ore e 25 minuti. L'obiettivo per quest'anno era quello di migliorare il tempo dell'anno passato, impresa questa che poteva sembrare piuttosto semplice vista la maggiore esperienza ed il migliore allenamento con il quale mi presentavo al via.
Alla fine il miglioramento c'è stato, ho chiuso in 2 ore e 12 minuti. Soddisfatto anche se alcuni errori ed una condizione muscolare non proprio ottimale mi hanno impedito di fare meglio.
Poco male, vorrà dire che manterrò il margine per un eventuale miglioramento nell'anno venturo.
Intanto da questa gara, oltre ad un ottimo 25° posto finale, riporto anche una ferita di guerra.
A pochi km dal traguardo sono infatti inciampato cadendo a lato del sentiero. Ad ammortizzare la mia caduta ho trovato una pianta che ha fermato la mia corsa. Purtroppo però un ramo mi ha graffiato vistosamente il collo e devo dire che è andata anche abbastanza bene perchè fosse stato più appuntito avrebbe potuto fare un danno ben più grave.

Ora rimane un Agosto in cui sono in ferie ma senza programmi precisi. L'idea di un viaggio mi aveva sfiorato ma il caos di questo periodo mi ha dissuaso, ci penserò più avanti. Intanto mi sono iscritto alla Marcialonga del 2 Settembre. Sto ancora valutando l'iscrizione alla Sky Race delle dolomiti Friulane del 26 Agosto e al Sellaronda Trail Running del 15 Settembre. Alla fine probabilmente le farò entrambe ma aspetto ancora qualche giorno per decidere.
Successivamente ci sarà da pensare ad un altra bella mazzata (o cazzata) cui ormai ho deciso di partecipare.
Ve ne darò notizia tra qualche giorno...quando troverò il coraggio di farlo.
 
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