• Twitter
  • Facebook
  • Google+
  • RSS Feed
Visualizzazione post con etichetta Trail running. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Trail running. Mostra tutti i post

venerdì 26 aprile 2013



Ieri, 25 Aprile, che è un po' la mia festa per una serie di motivi si è corsa come da tradizione la Due Rocche.
Questa gara è una sorta di trail sulla lunghezza di una mezza maratona che prevede varie salite anche piuttosto dure. Si corre quasi totalmente su sterrato per cui era un'occasione per rimettere le gambe in assetto competitivo, dopo Boston, e cominciare la stagione montana che avrà, per quel che mi riguarda, il suo culmine alla LUT del 28 giugno.
Come sempre la Due Rocche è stata una gran festa con oltre 4000 partecipanti. C'era chi faceva la mezza, chi il percorso da 12 km e chi il giro da 6 km.
Per quel che riguarda me è stata una prova interessante. Sono partito bene, ho affrontato la prima salita con cautela e poi mi sono buttato a tutta nella successiva discesa. Il ritmo elevato e le sollecitazioni in discesa mi hanno però portato ad incorrere nel mio solito problema, la fitta al fegato.
Il dolore si è manifestato in maniera piuttosto forte tanto che mi sono fermato a camminare per riprendermi. Da li in poi ho pensato a che cosa fare e mi è venuto in mente Scott Jurek, del quale sto leggendo il libro Eat and Run (grazie ad Enrico Vivian per il prestito). Jurek, è stato un ultramaratoneta tra i più forti della storia ed ha vinto, tra le altre, la Badwater, una gara che si corre con temperature tra i 40° e i 50°.
Ebbene, pensare a Jurek, mi ha fatto concentrare di più sulla corsa e sulla respirazione. Mi sono isolato e mi sono concentrato su di un ritmo facile riuscendo a riprendermi piuttosto bene.
Ho così concluso, molto stanco, la prova in 2h e 06' alla media di 6/km che era il mio obiettivo alla partenza.
Una buona prova dunque, ottima atmosfera, gara come sempre bellissima ed un miglioramento nella gestione delle difficoltà che si possono incontrare in gara.

Detto ciò, nei prossimi giorni scrivo due righe su quanto vissuto a Boston. Più sulla gara che su quanto occorso all'arrivo.
Come dicono quelli fighi, stay tuned.

martedì 9 ottobre 2012

(segue...)

Ai ristori la gente mi dice "hey, sei terzo, dai che vai forte". Sorrido e mi abbuffo, la strada è ancora lunga. "Cavolo, sono terzo!" Mi ritrovo a pensare come sarebbe bello fare un risultato del genere in una gara così lunga e così importante. Meglio non pensarci. Eppure il pensiero inevitabilmente finisce li.
Mi informo con gli staffettisti che mi superano quanto lunga sarà la loro tappa, in modo da sapere tra quanto ci sarà il prossimo cambio, mi rispondono che da li a Ponte dei Preti sono 35 km. Ecco, mi dico, altri 35 km poi è praticamente fatta.
Sono affaticato ma ho ancora energie e voglia. La strada adesso è prevalentemente in salita. Leggera, niente di insormontabile, ma si sale con costanza. I tratti al passo ora si alternano a quelli corsi con maggiore costanza. Essere sul podio è una situazione per me completamente nuova. E' elettrizzante ma anche enormemente faticoso. Mi ritrovo a riflettere sul fatto che da dietro mi potranno riprendere in qualsiasi momento facendo così sfumare il sogno. Cerco di non pensarci ma è davvero difficile. In salita cammino per risparmiarmi ma nei tratti pianeggianti e di discesa corro sperando di guadagnare su chi mi insegue.
Ad un tratto scorgo una figura davanti a me. Da come avanza capisco subito che non può essere uno staffettista. Ha un'andatura troppo affaticata. E' il secondo in classifica. Lo affianco e lo supero subito. Lo vedo davvero in difficoltà. Io invece sto ancora bene e adesso mi ritrovo secondo. Che storie! Peccato ci siano ancora 50 km da li all'arrivo.
Poco dopo si comincia a salire lungo un tratto asfaltato con dei tornanti. Mi metto al passo e ne sono lieto. Ho così modo di riposare un po' e di evitare di impormi una corsa a tutti i costi. In cima alla salita trovo un ristoro. Ancora complimenti, ancora commenti sul fatto che sono secondo e che il primo non è poi così distante (in realtà era anni luce più avanti). Una volontaria mi chiede di dove sono e alla mia risposta esclama:
- "eh, voi veneti avete una marcia in più!"
- "si signora, noi abbiamo le 'ombre' di vino dalla nostra!"
Riparto tra i sorrisi mentre anche il km 70 è ormai alle spalle. Continuo a cercare di concentrarmi sulla strada, sullo sforzo e sulle gambe che, in alcuni tratti cominciano a farmi degli scherzi. Ho un leggero crampo al quadricipite sinistro. Lo allungo appena e sento subito sollievo. Proseguo.
Dal piede sinistro cominciano ad arrivare dei segnali di dolore. Niente di che ma appoggiando il piede mi fa male. Il dolore è localizzato sulla, lato esterno, giusto sotto alla caviglia. Non sembra niente di che.
Ne avrei di cose su cui concentrarmi eppure finisco sempre a ragionare sul podio finale. E' faticoso, incredibilmente faticoso perchè, per la prima volta, avverto una sorta di pressione. Al km 77 giunge un altro ristoro. Mi confermano il secondo posto e mi inondano di complimenti. Mi fermo per qualche minuto e mangio a volontà quindi, con la pancia piena, riparto al passo.
Qui mi rendo conto che il dolore al piede sta crescendo esponenzialmente. Provo ad appoggiarlo in modo diverso ma non cambia niente. Apro i lacci della scarpa e provo a muovere il piede, magari basta sistemarlo e passa tutto. Riallaccio e continuo ma il dolore è sempre li. Vabbeh, andiamo avanti, magari rimane così o addirittura passa.
Ma non passa.
Nei 3 km successivi la situazione peggiora. Il dolore comincia ad espandersi giungendo fino alla caviglia. Desisto dal correre, mi fermo un attimo e poi proseguo camminando. Guardo il Garmin, sono al km 80, mancano ancora poco meno di 30 km. Ogni appoggio significa dolore. Ad ogni passo, quando tocca al piede sinistro, stringo i denti sopportando. Bastano pochi passi ancora e mi rendo conto che non posso proseguire.
Non c'è una ragione sensata per evitare il ritiro. Non sono in guerra e neppure si tratta di una questione di vita o di morte. Sono ad una corsa, una manifestazione che dovrebbe significare divertimento. Rode tantissimo ma prevale la ragione.
Mi ritiro.
Una volta deciso procedo con calma cercando di arrivare il prima possibile al prossimo ristoro. Qualche minuto dopo vengo raggiunto dal terzo. E' lo svizzero del B&B, scambio due parole con lui, si dispiace per la mia situazione, io lo incito augurandogli di terminare al secondo posto. Così sarà, anche per lui un risultato inaspettato.
Un po' di tempo dopo mi superano anche il terzo e quindi il quarto e il quinto. Tutti hanno parole di conforto per me. Io non posso far altro che augurare loro buon proseguimento. Finalmente giungo al punto di ristoro dove il mio ritiro diviene ufficiale. Un membro dell'organizzazione, gentilissimo, mi porta a Ponte dei Preti e da qui ottengo un nuovo passaggio fino all'arrivo.
Scendo dall'auto e brividi di freddo mi scuotono. Probabilmente ho un po' di febbre dovuta allo sforzo non indifferente e alla tensione scesa una volta ritiratomi. Raggiungo il deposito borse zoppicando, ritrovo Nicolò, il cuoco di Parma, anche lui si è ritirato, intorno al 50° km.
Dopo la doccia va un po' meglio. Mangio e recupero le forze ma realizzo che il dispendio energetico è stato notevole.
Oltre al piede anche le ginocchia mi fanno male, le sento gonfie e ovviamente mi dolgono anche i muscoli. Grazie ad un passaggio di fortuna rientro al B&B, mi caccio sotto le coperte scosso ancora da brividi di freddo.
Dopo una bella dormita mi risveglio sorprendentemente riposato. Il piede fa ancora male, peggio del giorno prima, ma per il resto le gambe cominciano a riprendersi.
Impacchetto la mia roba, altra ottima colazione quindi saluto la titolare del B&B e riparto verso Brosso, il luogo di arrivo del Trail, per assistere alla premiazione.
Una volta chiusa la manifestazione è tempo di rientrare. Saluto con uno sguardo l'anfiteatro morenico che mi ha ospitato in questo week end e penso che comunque la si guardi è stata una grande esperienza.
Magari il prossimo anno ci ritorno, magari no, si vedrà. Ora il pensiero va a questo piede dolorante che mi costringe zoppo. Mannaggia a lui, mi vien da dire, ma c'è da considerare che mi ha portato per 85 km, in fondo ha le sue buone scusanti.



lunedì 24 settembre 2012

Questo qui sotto è il video realizzato dagli organizzatori del Sellaronda Trail. Al minuto 1'27" compaio anche io. Sto inseguendo quella che, in quel momento, era la prima donna. Mi si vede di spalle con lo zaino rosso.
Guardate un po' che stile!

lunedì 6 agosto 2012

(Prologo..)
(Prima parte...)
(Seconda parte...)

Lasciato Passo Campogrosso ci inoltriamo verso la salita di Boale dei Fondi, un impervio sentiero che risale il monte Carega. La strada prosegue su tratto ghiaioso con percorso a Zig Zag. E tira, oh se tira. Sopra di me vedo altri atleti proseguire lungo il percorso. Peo mi racconta le sue avventure in questi luoghi che conosce benissimo. Mi indica dove dobbiamo arrivare e quasi mi viene male. Ma non mi fermo, dentro di me soffro e mi dispero ma fermarsi mai. Questa probabilmente è la mia forza, almeno in questo tratto. Non a caso recupero varie posizioni andando a riprendere atleti che mi avevano superato lungo il sentiero delle Gallerie.
Salita al Carega
Peo è preziosissimo. Mi sostiene, mi incoraggia e mi distrae dalla fatica. Il sole comincia ad essere alto nel cielo e a riscaldare parecchio. Dopo l'ultimo ristoro mi sono munito di cappellino e continuo a bere con regolarità. Passata la prima metà della salita giungiamo ad un tratto di roccette. Occorre usare le mani per inerpicarsi lungo la roccia e superare l'ostacolo. Peo mi sorveglia da dietro pronto ad intervenire nel caso in cui perda l'equilibrio. Vista la stanchezza la possibilità c'è tutta. Lo sforzo è grande ma la vetta si avvicina sempre più. Dopo un tempo che pare interminabile, finalmente, valichiamo bocchetta Fondi. Bene, dico, e il rifugio dove sta ? Niente rifugio mi dice Peo, il rifugio sta dietro quell'altra salita!
A momenti svengo ma è così. Percorriamo un breve tratto di falsopiano in discesa, dove riesco anche a corricchiare e poi troviamo nuovamente salita. E' un tratto relativamente breve ma comunque intenso. Ci sono due possibilità di affrontarlo, si possono tagliare le curve proseguendo per la via più ripida oppure si può allungare leggermente per la strada che è però meno impervia. Su consiglio della mia guida faccio un mix tra i due percorsi. Dove mi sembra troppo duro opto per la strada più lunga. La scelta è saggia, riesco infatti a dosare le forze e a colmare l'ultima distanza che mi separa dalla cima. Un ultimo sforzo e, finalmente, siamo a rifugio Fraccaroli, praticamente in vetta al Carega, altezza 2238 metri.
A questo punto Peo mi saluta e torna sui suoi passi per aiutare gli altri amici impegnati quest'oggi. Grazie per il supporto vecchio mio, sei stato di fondamentale importanza.
Salutato Peo mi lancio, si fa per dire, nella discesa verso il rifugio Scalorbi. In realtà dopo qualche metro sento che le gambe riprendono vigore e forza e riesco a proseguire nella discesa con buona velocità. Il fondo in questo punto è sassoso ma non presenta alcun pericolo. Con la giusta attenzione ho la possibilità di scendere in maniera discreta.
Al termine della discesa ci aspetta un nuovo ristoro. Il penultimo di giornata. Me la prendo comoda e faccio fuori un po' di nocciole e un paio di grissini, dopodichè vedo qualcuno mangiare della minestra. Minestra ?!? Voglio anch'io!!! Prontamente un alpino mi caccia in mano una ciotola con della minestrina. Mi siedo su una panca e mangio la minestra più buona della mia vita. Mi trattengo da chiedere il bis ma che bontà!
Rinfrancato dall'ottimo ristoro mi rimetto in piedi e riparto. I km sono 52, all'ultimo lap (km 50) il Garmin ha segnato 118 minuti, in leggera controtendenza rispetto al precedente, nonostante tutta la salita. Buon segno.
Mancano ancora due tratti di salita, ma rispetto a quanto affrontato fin'ora sono davvero poca cosa. Comincio a realizzare che ce la sto facendo. E' ancora lunga ma al traguardo, in qualche modo, ci si arriva.
Le salite a Passo Plische e a Passo Zevola se ne vanno in tempi relativamente brevi. Il secondo scollinamento ci dice che le salite vere e proprie ormai sono terminate. C'è ancora qualche tratto nervoso ma, prevalentemente, da qui a Valdagno è discesa. Io e i due compagni di viaggio incrociati in quel momento esultiamo prima di lanciarci nuovamente lungo la via. Al km 60 il Garmin lappa il 6° giro di giornata, 103 minuti, sono in netta ripresa e mancano 20 km, una mezza maratona.
Un tratto erboso e piatto ci si presenta davanti, lo affronto di corsa e riesco a mantenere l'andatura per un bel pezzo sorprendendomi di come le gambe stiano bene. Nel frattempo i primi due della Maratona mi superano. Li osservo correre invidiandoli un po' per la loro velocità ma penso che alla fine avrò maggior gloria io, nonostante tutto.
La zona di erba termina e si ritorna a correre su sentiero. Quando la pendenza è favorevole corro, quando si presenta un po' di salita mi metto al passo. Proseguo in questo modo e ben presto arrivo all'ultimo ristoro che corrisponde anche all'ultima rilevazione prima dell'arrivo.
Sella del campetto km 66,8 transito in 12 ore e 26 in 35^ posizione

Controllo il tempo, mancano 13 km e si profila la possibilità di arrivare entro le 14 ore. Inaspettatamente la proiezione finale è notevolmente migliorata. Devo avvertire gli amici della Fulminea che mi dovrebbero venire a vedere. Recupero il cellulare, per fortuna prende. Faccio un paio di chiamate ma nessuno mi risponde. Vado di SMS, speriamo bene.
Riprendo a correre chiedendo ai volontari se c'è ancora salita, mi rispondono che ci sono un paio di strappetti ma è poca cosa. Fiducioso, proseguo lungo la via. Il percorso è come indicato dai volontari, due salitine brevi e poi arriva il bosco dove comincia la discesa.
Il fondo è complicato. Foglie e radici richiedono particolare attenzione. Per fortuna ho un momento di lucidità e riesco a correre di buona lena. Recupero un atleta sulla via e distanzio quelli che erano con me al ristoro. Arriva anche il 7° lap di giornata che dice 92 minuti, di nuovo il parziale migliora. Merito del tratto più corribile ma merito anche delle mie gambe che reggono alla grande lo sforzo. I km ora sono 70, ne mancano solo 10. Ci penso e la cosa mi carica di nuove energie.
Continuo a bere anche perchè il sole adesso comincia a picchiare forte. Ad un certo punto si esce dal bosco e si cominciano a vedere le prime case. E' un buon segno, il traguardo si avvicina. Ad un tornante una magnifica fontana ci aspetta. Mi ci butto sotto sciacquandomi la testa e riempiendo una borraccia. Una sensazione meravigliosa. Riparto ancora grondante d'acqua sorpreso per le energie che ancora mi pervadono.
Il tratto di discesa termina, si prosegue sempre con pendenza favorevole ma su un percorso più ondulato. Le mie gambe vanno alla grande. Non ho dolori particolari e mi sento in forze per cui spingo.
Ad un certo punto sento il telefono squillare, recupero il cellulare e rispondo. E' Andrea Rigo che mi chiede come va. Gli racconto un po' la situazione mentre continuo a correre, poi taglio corto perchè l'arrivo è ormai prossimo. Andrea mi saluta facendomi i complimenti.
Mi fermo per riporre il cellulare nello zaino ed ecco che un runner mi raggiunge e mi supera. Non ci sto. Rimetto lo zaino in spalla e riparto deciso, raggiungo il runner che mi aveva superato e gli rendo l'affronto passandolo di gran carriera. Si instaura una piccola sfida. Io sto meglio e sono più veloce ma il mio avversario è determinato e non molla. Ogni volta che mi giro è li dietro che mi tiene nel mirino. Onore a lui.
Sarà il profumo dell'arrivo, sarà l'avversario che mi pressa, sarà, soprattutto, l'euforia per aver ormai completato questa impresa fatto sta che vado alla grande. Non so dire la velocità esatta ma ad occhio corro sui 4'30/km, mi sembra di volare.
A due km dalla fine termina il tratto di sterrato e comincia l'asfalto. Incontro alcune persone e chiedo loro notizie dell'arrivo, manca ormai un solo km. Mi fermo ed indosso la canotta della Fulminea, perdo un minuto ma ne vale la pena. A 500 metri dal traguardo arriva anche il 10° lap di giornata, incredibilmente mi restituisce un 61 minuti di tempo. Può sembrare di no, visto che arriva nel tratto di discesa, ma è un gran parziale. Basti pensare che negli ultimi 15 km il primo mi ha distanziato di "soli" 9 minuti e solamente i primi 7 della classifica hanno fatto meglio di me in questo tratto.
Faccio a tempo a registrare questo dato che sono nell'abitato di Valdagno. Il percorso diventa un po' tortuoso tra le vie del paese. Non c'è esattamente una folla ad aspettarmi ma un po' di persone le incontro e tutte sono generose nel dispensare sorrisi e complimenti.
Finalmente imbocco il rettilineo finale, vedo il gonfiabile e comincio a esultare. Incrocio Peo, sulla mia sinistra, che mi mormora un "cosa ci fai già qui?". Sorrido e saluto mentre taglio raggiante il traguardo.
Valdagno - Arrivo 80,6 km 13 ore 54 minuti e 58 secondi in 32^ posizione. Enorme risultato!
Finalmente sono arrivato
Purtroppo per me arrivo un po' troppo presto (figurarsi se me ne posso lamentare) e trovo solo Peo e Dr. House (che purtroppo s'è ritirato a metà gara ) ad aspettarmi. I compagni fulminei arriveranno solo dopo, ma poco male, avremo modo di festeggiare assieme l'arrivo di Alvin, Zanze e di un eroico Fulmine che conclude la sua fatica in 17 ore.
Il resto della giornata è speso a crogiolarsi al sole festeggiando l'impresa in compagnia di amici e birre a fiumi. La giusta gloria dopo la fatica.
All'arrivo in compagnia di Alvin

Quante giornate ricordi della tua vita ? Non me ne vengono in mente moltissime, ma il giorno in cui ho corso la Trans D'Havet rientra sicuramente nell'elenco.

venerdì 3 agosto 2012

(vai al prologo..)
(vai alla prima parte...)

Come vu siete lenti ! Fossi in voi mi vergognerei d'andar così piano. C'avete davanti pure il minorenne !
In questo modo ci accoglie un simpatico volontario di origine toscana al ristoro di Passo Xomo. Ha il compito di scannerizzare i nostri pettorali per aggiornare il passaggio sul live tracking. Svolge il suo compito con grande allegria e pigliandoci tutti amichevolmente per il culo.
Sorrido e chiedo notizie dei primi, piu' per curiosita che altro, scopro che son passati da un'ora buona. La peppa come filano!
Al ristoro come sempre non mi risparmio. Mangio bevo e quindi riparto, mi aspetta il sentiero delle 52 Gallerie che sale fino al Rifugio Papa sul monte Pasubio, quota 1900 metri di altitudine. Il sentiero porta questo nome perchè, per giungere in vetta, è necessario attraversare 52 gallerie scavate nella roccia.
Appena comincia commetto subito un errore, mi metto a contare. Le gallerie recano inciso all'imbocco un numero progressivo. Ogni volta che ne attraversiamo una controllo il numero che la contrassegna e verifico quante ne mancano alla fine. Il risultato è che non passano mai. Dopo una ventina di gallerie già non ne posso più, non sono nemmeno a metà e mi sento stanchissimo. Provo a mangiare un gel (sarebbe il terzo, ne assumo circa uno ogni ora) ma appena ci penso mi viene un moto di nausea. Assumere ancora quella sostanza dolciastra mi fa venire il voltastomaco. Niente da fare, vado avanti bevendo acqua e sali dalla borraccia.
Stringo i denti e proseguo, vengo superato da vari atleti ma non me ne curo. Nel frattempo il sole è sorto illuminando la strada e asciugando un po' l'aria. All'uscita da una galleria, io e i miei compagni di viaggio del momento ci fermiamo ad osservare un camoscio appollaiato sulle rocce. Incurante della nostra presenza saltella agile sullo strapiombo. Uno spettacolo.
Successivamente all'incontro con il camoscio proseguo lungo la via. Ora sono in compagnia di Darta, un tizio che incontro molto spesso alle maratone (faceva parte dei Veneziani sboccati alla maratona di Venezia dello scorso anno e, sempre a Venezia, mi fece da Pacer per un tratto qualche edizione prima). Si prosegue assieme muti e concentrati su questa strada che non molla mai. La pendenza è costante e non permette mai di rifiatare. Una sofferenza.
A forza di soffrire, entrando e uscendo da tutte e 52 le gallerie, finalmente si arriva alla sommità. Non so quanto c'ho messo ma è un'eternità. Sono grato di aver finito questo sentiero ora mi aspetta un po' di discesa nella quale rifiaterò. Di correre, al momento, proprio non ho voglia.
Recupero nuovamente il cellulare per mandare messaggi, in particolare a Peo che, forse, mi sarebbe venuto a prendere a metà strada per accompagnarmi lungo il percorso. Scrivo l'SMS e sento qualcuno che mi chiama da dietro "Hey, è di qua!" mi volto e vedo che ho tirato dritto ad un bivio. Fortuna che dietro di me qualcuno mi ha visto e mi ha evitato l'errore. Ripongo il cellulare nello zaino e riprendo la retta via.
La discesa picchia diritta verso Pian delle Fugazze che segna anche la metà del percorso ed il punto di partenza del Trail Marathon. Altro ristoro ed incontro con i primi ritirati che aspettano il trasporto verso Valdagno. Mangio frutta secca e crostata e bevo acqua e coca cola. Preparo una borraccia con sali e me la faccio riempire. Quindi, ancora masticando, riparto al passo. Ormai è giorno fatto, sono le 7 e 20. Gli ultimi due "lap" del Garmin riportano 115 e 120 minuti. Sono in discesa libera per quel che riguarda i tempi e sono molto stanco ma mi convinco che il peggio è passato.
Ristoro a Passo Campogrosso
Il percorso riprende su terreno erboso quasi pianeggiante, ma solo per pochi metri, il sentiero gira a sinistra e  ci si infila nel sottobosco. Ricomincia la salita. Si sale a Selletta nordovest, 400 metri di dislivello in pochissimi km. Avanzo lentissimo ma noto che nessuno mi riprende. Anzi, a metà salita riaggancio chi mi stava davanti. Si cammina, ovviamente, ma a varie velocità. Risalgo il pendio a testa bassa, meglio non guardare, meglio non sapere. Ad un certo punto le fronde si diradano, la luce si fa più intensa, sono in cima. Si sbuca fuori dal bosco ed un tratto ondulato ci attende portandoci a Campogrosso. Di Peo non c'è traccia, mannaggia a lui, contavo sul suo supporto ora mi devo sorbire la salita al rifufio Fraccaroli, la più dura di tutte, da solo. Faccio appena in tempo a formulare questo pensiero che, su una curva scorgo una figura ai lati del sentiero. Le sue sembianze mi sembrano note, mi avvicino ancora un po' e ne ho la conferma. E' Peo!
Ho un moto di felicità, sorrido mentre il mio compagno di squadra mi scatta una foto e gli dico: "Son contento come se vedesse na bea figa!! (serve tradurre ?). Subito dopo mi accoglie il ristoro di Passo Campogrosso. Peo mi dice che mi accompagnerà lungo la salita. Io gli dico che dovrà pazientare perchè ho intenzione di andare con molta calma. Nessuna protesta da parte sua. Al ristoro ricarico come sempre le scorte e cambio nuovamente maglietta rimettendo quella della partenza che, nel frattempo, si è asciugata. Dopo i canonici 5 minuti di stop riparto scortato da Peo. Qualche metro più in la troviamo il secondo check point dove il mio pettorale viene scannerizzato segnando ufficialmente il mio passaggio.
Passo Campogrosso km 45,7 transito in 8 ore e 42 minuti in 46^ posizione.

(continua...)

mercoledì 1 agosto 2012

(Segue da qui..)

Subito dopo lo sparo ci inoltriamo lungo le vie di Piovene. Ai lati della strada un folto gruppo di persone ci applaude e ci incita. L'atmosfera è molto bella. Si respira aria di festa. Fa caldo ma per il momento non si soffre. Parto tranquillo ma in breve tempo perdo sia Fulmine che Dr. House. Proseguo trascinato dal flusso di podisti ancora mezzo stordito da emozione e adrenalina. Ben presto lasciamo l'abitato di Piovene e ci inoltriamo lungo il sentiero che risale il Monte Summano, quello che vedo da casa mia tutte le mattine quando porto il cane alla toilette. Appena la salita si fa un attimo più impegnativa mi metto al passo. Non c'è nessuna fretta per il momento. Mi guardo intorno per vedere se riconosco qualcuno ed ecco che ritrovo Fulmine, era rimasto dietro di me. Dr. House invece risulta disperso.
La salita al Summano è piuttosto impegnativa, circa mille metri di dislivello in 8 km, ma siamo freschi e non fa più di tanto paura. Le lampade frontali illuminano il sentiero buio, si viaggia in gruppo e non ci sono grossi problemi di visibilità. Cominciano a formarsi i primi gruppetti di una decina di trail runners. Come al solito sono partito nelle retrovie ed ora devo risalire. Mi aggancio ad un gruppo, rimango in coda per un po' dopodichè accelero fino a portarmi al gruppo successivo. Così facendo recupero varie posizioni ma mi rendo conto di aver perso Fulmine. Per un momento sono combattuto se fermarmi ad aspettarlo, in fin dei conti volevo affrontare la prima salita con molta calma, ma poi decido di proseguire con il mio passo visto che non sto forzando particolarmente.
Mentre avanzo mi rendo conto che stiamo correndo in condizioni di fortissima umidità. La maglietta che ho addosso comincia ben presto ad essere bagnata ed anche la respirazione un po' ne risente. Le gambe invece girano bene. Bevo dal camel bag con regolarità. Ogni tanto accenno qualche tratto di corsa ma per pochi metri poi mi metto nuovamente al passo.
Ho impostato il Garmin (310xt prestatomi da Rigo) con l'autolap ogni 10 km. In questo modo divido la gara in 8 frazioni. E' da quando mi sono iscritto a questa competizione che ho cominciato a pensare ai 10 km  unità di riferimento. Quando andavo ad allenarmi facevo una unità e mezza (15 km) o due unità (20 km), il tutto per abituarmi all'idea della lunga distanza. Ho considerato che fosse meglio dividere la corsa in 8 tronconi piuttosto che in 80. Mi da l'idea che sia psicologicamente più semplice da affrontare.
La prima salita scorre via abbastanza bene, conosco i punti del tracciato, ho i miei riferimenti e riesco ad intuire quanto manca dalla vetta. Il che mi è sicuramente d'aiuto.
Summano by Alessandro Zaffonato
Raggiungo la sommità dopo 1 ora e 35 minuti, passo la croce e proseguo lungo uno dei tratti più pericolosi del sentiero, le famigerate "Greste del Summano". Sarà stata l'ottima segnalazione del percorso, sarà stato che era buio ma non ho avuto nessuna difficoltà in questo tratto. Nessun timore di finire di sotto come in tanti avevano paventato alla vigilia. In alcuni tratti mi sono trovato anche a correre da solo dopo aver superato chi mi stava davanti senza il minimo problema.
Lungo questo tratto arriva anche il primo lap del Garmin, mi dice 105 minuti, faccio due rapidi calcoli e ne uscirebbe una proiezione da 14 ore. Dove posso firmare ?
I conti sul tempo mi tengono impegnato e in breve arrivo al termine della discesa. Questo punto coincide con il 12° km e con il primo ristoro, solo idrico. I volontari ci accolgono con acqua, sali, coca cola e quant'altro. Faccio il pieno alla sacca che ho nello zaino e bevo qualche sorso di coca cola, quindi riparto dopo una sosta tutto sommato breve. Percorriamo un breve tratto di falsopiano dove riesco a corricchiare recuperando qualche altra posizione, dopodichè ci inoltriamo nel sottobosco ed è subito salita. Si sale Monte Rione in cima al quale troveremo l'omonimo forte. In lontananza, e molto più in alto di me, vedo le luci dei primi concorrenti. Sono già belli distanti, cavolo come filano. Mi rimetto al passo e proseguo di conserva. Continuo a recuperare posizioni ma sempre con maggior fatica, ormai il livello della gente che incontro comincia ad assestarsi su quello di mia competenza. Per lunghi tratti comunque mi trovo a proseguire da solo con la luce della mia frontale come unica fonte di illuminazione lungo la via. L'umidità nel sottobosco è pazzesca. Maglia, pantaloncini e zaino sono completamente zuppi. Continuo a bere con regolarità. Il ritmo è abbastanza costante. Mi pare di andare bene. Ad un certo punto la strada spiana ma ancora non siamo in vetta. Qui prendo una decisione che si rivelerà saggia: mi fermo e mi cambio di maglia indossando quella a maniche lunghe. La temperatura non è terribilmente fredda ma la maglia che indossavo alla partenza era completamente fradicia ed ogni tanto un filo di aria fresca si fa vivo. Meglio indossare qualcosa  di asciutto. Il cambio mi regala subito una buona sensazione. Proseguo rinfrancato ed arriva il secondo lap: 102 minuti. Fantastico, migliorato il passo della precedente frazione e sono a un quarto di gara.
Mi trovo al 20° km in un tratto di falso piano poco prima della rampa che porta a Forte Rione, mi ritrovo da solo e scende anche la nebbia. L'umidità è a livelli spaventosi. Giro la testa a destra e a sinistra cercando le segnalazioni del percorso ma la lampada rimbalza nella foschia. Fortuna che i segnali predisposti dall'organizzazione sono muniti di catarifrangente per cui quando ci si avvicina un minimo, e la luce riesce a bucare lo strato di nebbia, sono di immediata identificazione. Il punto nebuloso termina quando riparte la salita. E' un tratto piuttosto breve su strada comoda. Mi aggrego ad un gruppo di tre persone che ho raggiunto e poco dopo passiamo davanti a forte Rione. Nel buio e nell'atmosfera spettrale in cui ci troviamo fa uno strano effetto. Sembra bello e mi riprometto di tornarci con la luce del giorno. Il tempo di questo pensiero e sono nuovamente in discesa. Supero i miei compagni di avventura e mi ritrovo da solo. Davanti a me il vuoto. Accelero guardando bene dove metto i piedi e in poco tempo riprendo un gruppetto che stava davanti a me al quale mi accodo. Si corre su un sentierino molto stretto. Me ne sto buono buono nelle retrovie senza superare. Il fatto di stare in coda, curiosamente, mi porta a distrarmi. Anzichè guardare la strada sotto ai miei piedi guardo la schiena di chi mi sta davanti, in modo da non andarci addosso. Il risultato è che inciampo in una radice e finisco disteso. Ma è solo un attimo, mi rialzo e proseguo senza alcun danno. Appena qualche segno sui palmi delle mani che hanno attutito il colpo ma nulla di più.
Terminata la discesa ci aspetta un altro ristoro. Questa volta ci sono anche alimenti solidi. Ricarico nuovamente il camelbag, bevo cocacola e mangio un po' di frutta secca e di crostata. Quindi riparto, si affronta l'ascesa al Monte Alba.
Questa salita è breve ma infida. Ci si trova sempre nel sottobosco a proseguire  in costante e ripidissima salita. Dalle mappe pare dovrebbe finire subito e invece non si arriva mai e io faccio l'errore di sottovalutarla. Mentre salgo recupero il cellulare e provo a mandare messaggi sull'orario previsto di arrivo in modo da allertare amici e conoscenti (peraltro invano visto che il cellulare non prendeva in quel punto). Il gioco mi costa qualche sforzo in più del necessario che al momento non avverto ma che mi presenterà il conto più avanti.
A forza di camminare, e di risalire, si giunge finalmente anche in cima a questa vetta. Come di consueto, segue la discesa. Tecnica ed insidiosa ma tutto sommato breve la quale ci porta a Passo Xomo dove ci aspetta un altro ristoro ed il primo rilevamento cronometrico ufficiale:
Passo Xomo km 28, transito in 5 ore ed 1 minuto in 51^ posizione.

(continua...)

lunedì 30 luglio 2012


Venerdi 27 Luglio, alle 7.30 sono in piedi, mancano 16 ore e mezza alla partenza della gara. Il lenzuolo sembrava una camicia di forza e nonostante ci sia la partenza a mezzanotte, che suggerirebbe di accumulare  ore di sonno, non riesco a stare a letto. Mi alzo, faccio colazione con un sacco di miele, caffè niente, sono ancora in dieta da caffeina. Poco dopo esco a recuperare gli ultimi integratori che il Dr. House mi ha consigliato per affrontare la gara. Integratori salini con amminoacidi e un energizzante: Ginseng, mirtillo, pappa reale ed esplosivo C4 tutto condensato in un unico prodotto.
Rientro e non ho niente da fare. Allora studio il percorso. Nervoso ? Nsomma, meglio buttarsi sul pranzo. Pastasciutta di primo, bresaola di secondo. Al termine un caffè? Niente da fare, il grillo parlante sulla mia spalla mi costringe sulla retta via. Meglio così, almeno dopo il pranzo riesco a tornare a letto e a dormire un paio d'ore.
Ora sono le 16, preparo lo zaino. Ho già in mente tutto quello di cui ho bisogno ma svuoto e riempio lo zaino più di qualche volta. Nel frattempo bevo un sacco di acqua. E vado al bagno altrettanto spesso. Mancano 8 ore alla partenza. Sono pronto ? Ce la farò ? Chi può dirlo, mangiamoci su va.
Ore 19 ecco la cena. Altra pastasciutta, ancora bresaola ed un po' di ricotta. Caffè post cena ? Ovviamente no, ormai manca così poco ad aver rispettato appieno la dieta da caffeina, non posso cedere proprio adesso.
Alle ore 20 arriva Dr. House, è tempo di andare. Passiamo da Schio a recuperare l'altro elemento della nostra squadra iscritto alla Trans D'Havet, Fulmine, e poi via verso Valdagno.
Il ritiro pettorali è allestito in una palestra nel centro sportivo del paese. Siamo li per le 20 e 30, il luogo brulica di atleti e membri dello staff. Entriamo in palestra ed un caldo terribile ci accoglie. Si fa fatica a respirare, l'afa è tangibile. Manca poco e c'è pure la nebbia. Ritiriamo il nostro pettorale ed andiamo a sistemarci sui gradoni aspettando il briefing che avverrà verso le ore 22. Intanto, lentissimamente, ci cambiamo e ci prepariamo mangiando qualche ultima barretta contenuta nel pacco gara. Dopo 30 minuti non ce la facciamo più, l'aria nella palestra è irrespirabile. Raccogliamo le nostre cose ed andiamo all'esterno a distenderci su un prato. Molto meglio.
Alle 22 comincia il briefing. Ringraziamenti a tutti, concorrenti, sponsor, giudici ed organizzatori e poi la parola ai responsabili del "balisaggio" ovvero della segnalazione del percorso. Ci informano che il percorso è segnalato abbondantemente e di fare attenzione in particolare ad alcuni passaggi sulle "Greste" del Summano e sul sentiero delle 52 Gallerie. Ci sono dei punti in cui se vai dritto finisci nel vuoto, ben che mai !
Terminato il briefing è tempo di salire sui pullman che ci trasferiranno a Piovene Rocchette, luogo della partenza. In mezz'oretta ci siamo. Sbarchiamo a Piovene e troviamo la festa country, tizi con stivali e cappello da cowboy ballano con tizie a loro volta con stivali e cappello da cowgirl. Noi probabilmente facciamo la parte del rodeo.
Arrivo allo start e trovo un folto gruppo di fulminei ad attenderci. Alberto G., Zanze e consorte, Alvin, Paparesta, Turone e Massive Attack sono tutti li per noi. Bello poter contare sul supporto degli amici. Io mi siedo e mi tolgo le scarpe. Manca ancora un'ora alla partenza, di tempo da stare in piedi e dentro a quelle scarpe ne avrò parecchio, intanto mi risparmio.
Io e Fulmine poco prima dell'entrata in griglia
I minuti  passano e l'atmosfera si riscalda. Lo speaker chiacchiera ed invita gli atleti ad entrare in griglia, prima di partire ci si deve fare punzonare. Ad un quarto d'ora dalla mezzanotte io, Fulmine e Dr. House salutiamo tutti e ci avviamo. Ci punzonano e siamo in griglia. Ci guardiamo, beh, ormai per tirarsi indietro è troppo tardi. E il caffè? Ancora niente caffè, la dieta continua. Un rapido consulto medico con House mi ha convinto che è meglio aspettare e berlo a qualche ristoro, quando il sonno mi coglierà.


10 minuti alla partenza. Proviamo le lampade frontali. Fulmine alza il bastoncino con la videocamera attaccata e filma la zona di partenza. Lo speaker continua imperterrito a chiacchierare e ad incitarci. L'adrenalina sale, impossibile avere sonno a questo punto.
5 minuti alla partenza. Cominciano a pompare canzoni nelle casse. We will rock you (Queen), You shock me all night long e Back in Black (AC/DC), vista l'adrenalina potrebbero mettermi anche Marco Masini non cambierebbe poi molto (oddio...forse a pensarci bene...). Tutto è pronto ormai.
La mezzanotte sta per scoccare, pochi secondi ancora ed ecco lo sparo dello starter.
Sabato 28 Luglio, ore 0:00 è partita l'edizione uno della Trans D'Havet 80 km e 5500 metri di dislivello mi attendono. Ha inizio l'avventura.






domenica 29 luglio 2012

Località Campogrosso - Foto by Peo
No ok, non ho vinto sul serio, non sono arrivato primo in nessuna categoria ma ho vinto un'ipotetica classifica a carattere più generale. In pratica, ho vinto le mie personali sfide.
Nel dettaglio:
- Sono arrivato in fondo ad una corsa di 80 km
- Sono arrivato in fondo ad una corsa con un dislivello positivo di 5500 metri
- Ci sono arrivato in ottime condizioni. Alla fine, incredibilmente, ne avevo ancora. Potevo correre tranquillamente altri 5 km...non so spiegarmelo, è una cosa che ha enormemente sorpreso soprattutto me. 
- Ho corso per la prima volta in notturna riuscendo a gestire molto bene questa particolarità
- Ho fatto segnare un crono molto soddisfacente: 13h e 54 minuti 
- Sono arrivato 32° assoluto (30° classifica M/F e 7° di categoria)
- Ho vinto la sfida personale con Alvin e Zanze che, partiti da metà percorso alle 9.00 per il Trail Marathon, dovevano riuscire a prendermi lungo la gara prima che io tagliassi il traguardo. Non ci sono riusciti.

Detto questo, preparo il post fiume che, su preghiera del Bress, dividerò in più puntate. Faccio i miei complimenti ai miei compagni di squadra Fulmine, che ha concluso la Trans D'Havet in 17 ore, Dr. House che si è ritirato a metà gara ma comunque s'è sciroppato i suoi 40 km che, visto il poco allenamento sulle gambe, sono comunque una bella impresa. Complimenti poi a Zanze per la Trail Marathon (29° e 7° di categoria) e a quella vecchia spugna di Alvin che ha chiuso la sua Trail Marathon in 20^ posizione, 3° di categoria. E per fortuna che non è allenato!
Infine, un sentito grazie a Peo per avermi sostenuto nella salita a Cima Carega (sei stato fondamentale caro Peo) e agli amici fulminei che sono venuti a festeggiarci una volta giunti all'arrivo. Grazie di cuore.

giovedì 26 luglio 2012


La gara è alle porte. Manca poco più di un giorno a questo evento che sto attendendo da un bel po' di tempo ormai. Tutto è più o meno pronto, la pianificazione è a buon punto. Già, perchè visto l'impegno che mi aspetta non voglio lasciare nulla al caso. Sto già organizzando la giornata di domani in modo da trovarmi a gestire con comodo le ore antecedenti la partenza. Inoltre ci sono da combinare le ore di sonno, i pasti e le formalità pre gara (ritiro pettorale, preparazione zaino etc.).
Ieri, intanto, ho svolto l'ultimo allenamento leggermente impegnativo. Ho infatti affrontato il monte Summano partendo proprio dal punto in cui domani a mezzanotte partirà la Trans D'Havet. Non ho forzato, lo scopo era quello di fare un'ultimo lavoro e, soprattutto, di testare le scarpe nuove, prese il giorno prima.
Ho fatto la follia di riconsiderare le scarpe in vista della gara di Sabato e l'ho fatto proprio a pochi giorni dalla competizione. Il perchè è molto semplice. Documentandomi ho scoperto che le scarpe da me utilizzate nei precedenti trail (La Sportiva Wildcat) sono tra le più pesanti in circolazione, più adatte a pesi massimi che a pesi piuma. Rientrando nella seconda categoria di peso mi è parso evidente come potessi andare a migliorare questo fattore. Leggendo vari blog, forum, post e recensioni ho trovato una bella discussione che faceva riferimento ad un paio di scarpe molto interessanti. Si tratta delle Feline prodotte da Dynafit, azienda specializzata soprattutto nella produzione di materiale da Scialpinismo che si sta, evidentemente, espandendo anche nel mondo del trail running.
 Letto recensioni su recensioni e trovato un negozio nelle vicinanze che le vendeva, mi sono convinto a provarle. Una volta calzate il feeling è stato immediato e non ho potuto resistere all'acquisto.
Il giorno successivo ho fatto il test e la prova su sentiero ha confermato le buone impressioni del negozio. Scarpa molto solida e protettiva con un grip eccezionale e un ottimo confort.
Se poi faccio il confronto con le scarpe precedenti noto con piacere che risparmio quasi un etto di peso per singola scarpa senza che il confort e la protezione ne risentano. A conti fatti direi che il rischio è tutto sommato calcolato.
Tolto anche quest'ultimo dubbio e terminati gli allenamenti ora non mi resta che dedicarmi principalmente al sonno ed al riposo. Non male come programma, almeno fino allo scoccare della mezzanotte di venerdi quando tutto assumerà una colorazione decisamente diversa.

lunedì 23 luglio 2012

Il fatidico giorno della Trans D'Havet si avvicina ad ampie falcate. Mancano ormai solo 5 giorni al 28 Luglio ed i preparativi, soprattutto mentali, fremono in casa Drugo.
Ho più volte ripassato uno straccio di strategia di gara, il passo da tenere, la distribuzione dello sforzo lungo il percorso, l'abbigliamento, l'alimentazione e, in maniera particolare, la gestione della notte.
Già, perchè, per chi ancora non lo sapesse, la partenza di questa gara sarà alle ore 0:00 di Sabato 28 Luglio (o alle 24:00 di Venerdi, se preferite). Mi aspetta dunque una prima parte di gara tutta in notturna in orari nei quali la gente normale dorme.
Appurato che tanto normale non sono ora non resta che affrontare al meglio questa particolarità della gara. Ho letto in vari forum ed articoli che correre di notte è bello e suggestivo ma è anche particolarmente difficile. Sia per la scarsa visibilità e sia per il sonno che, una volta smaltita l'adrenalina della partenza, tende a farsi vivo.
Per ovviare a questo problema, ho appreso di una tecnica molto semplice: la dieta da caffeina. In pratica, nella settimana precedente alla gara si sospende l'assunzione di Caffè, Tea, Cola ed altri cibi o bevande che contengano caffeina. Poco prima della gara ci si beve un bel Caffè doppio ed il gioco è fatto, a quel punto non ti addormenti neanche con un sonnifero per elefanti. Sto sperimentando la tecnica con non poco sforzo. Rinunciare al caffè mattutino e all'espresso a chiusura del pranzo mi costa davvero molto, sono un amante del caffè, ma spero che così facendo il sonno non mi colga durante la gara.
E' un modo anche questo per aspettare con ansia la partenza, quel caffè poco prima del via, sono sicuro sarà eccezionale.

mercoledì 18 luglio 2012

Cencenighe Agordino.
La pizza della sera prima mi fa rigirare nel letto. Fatico a prendere sonno e la gola continua a chiamare acqua. Chiama talmente forte che il cielo la sente e obbedisce al richiamo riversandone secchiate sul tetto del nostro B&B. Già che ci sono ordino anche un po' di ghiaccio, eccomi servito, arriva la grandine.
L'indomani mattina, il verde laghetto che giace di fronte al nostro rifugio ha cambiato colore, la menta  ha lasciato il posto al caffelatte. Andiamo bene, ci aspettano 23 km e quasi 2000 metri di dislivello. Sarà una gara umida, per usare un eufemismo. Io e Zanze, mio compagno di avventura, ci divoriamo una generosa colazione preparataci con amorevole cura dalla gestrice del B&B. Una signora di mezza età dai capelli arancioni prontamente ribattezzata Wanna Marchi. A colazione ultimata salutiamo la regina delle televendite e ci dirigiamo verso Listolade, luogo di partenza della gara.
Qui troviamo un sacco di gente conosciuta, dai forumendoli di RunnerForum a Pasteo ad altra gente incontrata in precedenti gare. Il cielo non promette niente di buono ma per il  momento la pioggia ha cessato di scendere. Con molta calma ci dirigiamo verso la partenza: un imbuto strettissimo nel quale le 600 coppie vengono pigiate a forza. Io e Zanze non abbiamo grandi velleità di risultato. Per me è un allenamento in vista della Trans D'Havet, per lui è una gara nella quale divertirsi.
Allo sparo ci ritroviamo intruppati nella pancia del gruppo. Lo starter ha esploso il suo colpo ma non ci si muove di un millimetro. Solo dopo 30 secondi cominciamo ad avanzare. Sembra il disincagliamento di una nave.
Transitiamo sotto il via, dove faccio partire il cronometro, circa 2 minuti dopo la partenza ufficiale.
Il primo tratto è tutto in salita. Scoprirò solo dopo che il primo tratto misurerà 10 km buoni. Iniziamo camminando ma non tanto perchè si inizia in salita, più che altro camminiamo perchè altro non si può fare. Siamo in processione ed il prete avanza molto lentamente ma superarlo sarebbe sacrilegio. Da buoni veneti salmodiamo a modo nostro. Le divinità invocate ci sentono e ci puniscono immediatamente riaprendo i rubinetti della pioggia. All'inizio cade poca roba, poi l'acqua diventa sempre più insistente tant'è che mi tocca fermarmi ed indossare la giacca anti acqua. Poco male, l'avevo presa il giorno prima, farle un test non mi dispiace nemmeno così tanto.
Lungo la via incontriamo nuovamente Pasteo e parte la sagra. Ci ostacoliamo scherzosamente, lui mi da una spallata mentre provo a superarlo, io lo sgambetto più volte agganciandogli il piede con la mano e ci prendiamo in giro a vicenda. E' evidente che per entrambe le coppie la corsa è presa con molta leggerezza.
Passato il primo ristoro, Capanna Trieste, termina il tratto asfaltato e si prosegue con più decisione lungo il sentiero. Si percorre una larga mulattiera che conduce ai 1714 Metri del rifugio Vazzoler (si partiva da quota 728 metri). Qui altro ristoro e poi si prosegue destinazione rifugio Tissi.
Tra il Vazzoler ed il Tissi ci sono  circa 5 km e 500 metri di dislivello, si sfora di un bel po' quota 2000. Poco dopo il Vazzoler incontriamo anche un tratto di piano. Una distesa erbosa, infangata dalle scarpe dei concorrenti, ci consente di correre timidamente. Ma è solo una parentesi, ben presto si ritorna a salire con grande decisione. Purtroppo il traffico non accenna a diminuire e anche nella salita al Tissi ci ritroviamo intruppati e la possibilità di procedere al nostro passo ci viene negata. Pazienza. Dopo il tratto di fila indiana, finalmente, raggiungiamo i 2250 metri del rifugio Tissi. Qui ci accoglie un ristoro coi fiocchi, i panini con la mortadella mi tentano ma resisto al richiamo e mi limito a frutta secca e cocacola. Passato il ristoro ci si butta in discesa per un breve tratto quindi seguono una serie di saliscendi abbastanza corribili prima di affrontare la forcella di Col Negro che è una salita relativamente corta ma piuttosto cazzuta. Soprattutto a quel punto.
Questo è il tratto più bello di tutta la corsa. Siamo ai piedi del Civetta, a destra l'imponente montagna e a sinistra la valle con vista sul verde lago di Alleghe. Uno spettacolo.
Laghetto Coldai

Superata la forcella ci immettiamo nella valle del laghetto Coldai e si va quindi ad affrontare l'ultima asperità, la salita che porta al Rifugio Sonino al Coldai, 2132 metri. Qui ultimo veloce ristoro e quindi ci si invola in discesa verso l'arrivo posto a Piani di Pezzè. La discesa inizialmente è ripida e tecnica. Mi ci butto a capofitto e mi diverto un mondo scendendo a velocità smodata. Devo però aspettare il Zanze che prudentemente viaggia ad un ritmo un po' più lento.
Rifugio Coldai visto dall'omonima forcella

Passiamo assieme un tratto erboso striato dal fango lasciato dagli atleti e qui ci si presentano un paio di scene apocalittiche. Gente coi crampi distesa nel fango. Altri che ruzzolano e finiscono a pelle di leone. E' il trail bellezza e tu non puoi farci niente!
Superato il tratto erboso mancano gli ultimi 4 km. C'è un tratto asfaltato da affrontare prima di buttarsi nell'ultima discesa che porta al traguardo.
Arriviamo in 3h e 19 (secondo il mio cronometro "Real Time") e sulla linea d'arrivo ci scattano pure una bella foto, quella di inizio post.
Terminata la gara ci fiondiamo alle docce e quindi pasta party coi fiocchi in compagnia degli amici incontrati durante la giornata. Mangiamo accompagnati dalla voce di un sosia di Augusto Daolio intonato quanto una campana ma vabbè, fa comunque atmosfera.
Infine riscendiamo verso Alleghe e poi ognuno per la sua strada.
Anche questa è fatta. Una gara molto bella, sicuramente da rifare, mi ha lasciato qualche residuo nelle gambe ma anche tanto divertimento e un sacco di splendore negli occhi.
Ora mancano meno di due settimane all'impresa Trans D'Havet, la base di allenamento direi che c'è, mi aspetta qualche ultima corsetta tanto per tenere alta la condizione e poi riposo fino alla mezzanotte di Venerdi 27 Luglio. E li si scherzerà un po' di meno.

domenica 8 luglio 2012

Ritorno sulla LUT pubblicando questo bellissimo video realizzato da un atleta che ha portato a casa la gara da 120 km.
Particolarmente suggestivi i momenti della partenza e il passaggio alle Tre cime di Lavaredo (minuto 4 circa).
E devo dire che anche l'arrivo solitario in una Cortina deserta e notturna ha comunque il suo fascino.
Poco da fare, il prossimo anno sarà tra i miei obiettivi.

Video realizzato da Michelozzo79

mercoledì 4 luglio 2012

In un precedente post avevo accennato ad importanti progetti futuri. Ebbene, eccoci qua.
Il 28 Luglio prenderò parte alla Trans D'Havet, un ultra trail lungo 80 km e con 5500 metri di dislivello positivo da affrontare. La gara partirà a Piovene Rocchette (praticamente dietro casa mia) alla mezzanotte di Venerdi 27 Luglio per arrivare a Valdagno molte ore dopo. Tra l'altro, si tratta della prima edizione e sono particolarmente felice di poter prendere parte ad un evento del genere al suo battesimo ufficiale.
Affronterò per la prima volta una partenza a mezzanotte con la prima parte di gara immersa nel buio e rischiarata solo dalla lampada frontale e dal pallido bagliore della luna. Fantastico.
Oltre al buio ci sarà da fronteggiare un percorso molto lungo e duro e un tempo di gara veramente elevato. Facendo due conti dovrei impiegare circa 13/14 ore per completare il giro, ma sono stime piuttosto grossolane per cui non mi stupirei se il tempo finale risultasse essere molto diverso.
Intanto, per farvi un'idea, guardatevi il video della prova fatta dagli organizzatori un'anno fa. Si capiscono un paio di cose come l'atmosfera che si vive ad affrontare una prova del genere e la bellezza della partenza a mezzanotte.

sabato 26 maggio 2012

La presentazione del Trail dell'orsa 2012 termina proprio con la frase In trail we trust e se ci credono loro che organizzano, non posso certo esimermi io che vi prendo parte.
Domani alle ore 9 partirò lungo il percorso dell'Orsa maggiore, un trail di 25 km con 1900 metri di dislivello positivo. Nelle ultime settimana mi sono allenato molto, con cadenza quasi giornaliera. Se guardo il calendario degli allenamenti scopro, con piacere, che nelle ultime due settimane ho corso 13 giorni su 15 disponibili. Non ho fatto mai distanze particolarmente lunghe, sempre uscite attorno ai 12 km, ma ho inserito degli allenamenti con dei dislivelli importanti. Mercoledi, in particolare, ho affrontato un allenamento muscolarmente molto impegnativo. 8 km totali con un dislivello positivo di oltre 600 metri in neanche 4 km.
Con tutto questo carico la conseguenza naturale è che i muscoli delle gambe siano particolarmente provati. Giovedi sono andato dal fisioterapista per un massaggio di scarico ed oggi ho corso 7 km piuttosto blandi (anche se dal ritmo medio, 4'28, non sembrerebbe poi tanto) con l'intento di recuperare un po' le gambe. Devo dire che massaggio e corsetta sembrano aver dato i loro effetti ed ora mi sento un po' più fiducioso in vista di domani.
Tanto, alla fine, l'obiettivo di domani è finire la gara e divertirmi, non ho sicuramente velleità di tempo. Certo che presentarsi alla partenza coi muscoli provati non sarebbe esattamente il massimo della vita. Soffrire come cani per portare a termine la corsa potrebbe non corrispondere con la mia idea di divertimento.
Ad ogni modo le gambe sembrano migliorare, nel pomeriggio riposo assoluto e domani si va all'arrembaggio.
Dopo questo trail mancherà un solo mese all'evento di Cortina. Nel mezzo Cortina-Dobbiaco e Ecomaratona di Alpego.
Il percorso è segnato e dovrebbe portarmi al trail di Cortina con un discreto bagaglio di preparazione ed esperienza nel campo trail.
Nel frattempo sto già pensando oltre sfruttando la preparazione svolta per questi eventi, ma meglio non correre troppo. Una cosa alla volta, domani c'è da fronteggiare l'orsa, vado a preparare il miele.
 
© 2012. Design by Main-Blogger - Blogger Template and Blogging Stuff