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lunedì 17 ottobre 2011

Ho sempre guardato ai runner che includevano nelle loro preparazioni i doppi allenamenti con una certa ammirazione. Correre al mattino ed anche al pomeriggio m'e' sempre sembrato impresa piuttosto ardua anche se non nego di aver pensato che, un giorno, magari anche io mi sarei cimentato nell'esperimento.
Non pensavo di certo che tale prova sarebbe arrivata in questo momento di condizione un po' precaria e, soprattutto, ad una sola settimana dalla maratona di Venezia. E invece...
Il tutto e' cominciato sabato sera quando il Bress mi ha invitato ad una marcia da correre l'indomani mattina. Alla mia richiesta sull'altimetria il presidente mi rassicurava dicendomi che la salita sarebbe stata poca cosa e, soprattutto, che la corsa era molto bella. Convinto dalla sue parole ho cosi' dato l'assenso. L'indomani mi sono ritrovato a partire a Cogollo del Cengio, una localita' circondata dalle montagne, mi sono reso conto immediatamente che o si correva su di un circuito di 1 km oppure ci sarebbe stata ben poca pianura in quella corsa. Ovviamente la condizione era proprio la seconda...elevata al quadrato visto che non si trattava di un collinare ma di una specie di trail.
Maledicendo il Bress e memore della nefasta esperienza a Sernaglia della Battaglia di due anni fa, ho affrontato le salite e soprattutto le discese con gran calma. Ben presto, complice l'ottima compagnia fulminea, mi sono ritrovato a divertirmi nel correre i tratti dove le pendenze erano piu' dolci. E cosi', tra una chiacchiera e l'altra, tra un ristoro e il successivo, tra una fitta al fegato curata a cazzotti e l'ultima salita che non era mai l'ultima per davvero mi son ritrovato al traguardo con un buon 18 km di misto collinare/trail nel quale ho camminato per un 3 km e corso per i restanti 15.

Giunti all'arrivo il Bress, che evidentemente aveva qualcosa da farsi perdonare, mi consigliava di svolgere una seduta di lento rigenerante nel pomeriggio da correre molto lento per sciogliere, far girare le gambe e buttar su chilometri. Li per li l'idea mi sembrava anche buona ma la voglia di tornare a casa e rimettermi in strada era davvero poca. Ho buttato li un "ci provo" poco convinto e me ne sono tornato a casa.
Dopo un buon pranzo ed una dormita rifocillante mi sono ritrovato verso le 17 disteso nel letto a pensare "E adesso ? Vado o non vado ?". Dopo un acceso dibattito interiore il Vado ha avuto la meglio, ancora adesso non so come.
Mi sono quindi armato di buona volonta', scarpe da corsa e guinzaglio all'estremita' del quale trotterellava allegro il mio cane. Se corsa lenta rigenerante doveva essere almeno che fosse stata in buona compagnia. Cosi' attrezzato ho quindi impostato un ritmo tranquillo, attorno ai 5'20/km ignorando le proteste del cane che voleva procedere piu' speditamente. Dopo i primi 5 km ho cominciato a sentire gli effetti benefici della corsa e ad incrementare un poco il ritmo e, una volta tagliato il virtuale traguardo dei 10 km, l'entusiasmo ha preso il sopravvento ed ho deciso di alzare ulteriormente il ritmo per finire in progressione nonostante gli ultimi km fossero tutti in leggera ma inesorabile salita.
Giunto a casa ho stoppato il Garmin a 15 km con una media di 5'02 e gli ultimi 4 km abbondanti sotto ai 4'40/km. Stanco ma decisamente soddisfatto mi sono diretto in doccia mentre il cane, soltanto soddisfatto, mi guardava allegro correndo per il giardino richiamando la mia attenzione per giocare. Comincio a sospettare che le crocchette che gli do abbiano effetto dopante.

Ora si fa rotta verso Stra con una settimana tranquilla, la Domenica appena trascorsa ha dato finalmente segnali positivi (in particolare per il problema al fegato che pare, e sottolineo pare, essere sotto controllo).
E dopo Venezia la premiata ditta Drugo-Pasteo si appresta ad invadere Firenze.

lunedì 10 ottobre 2011

Scarpe nuove, un lungo lento, primi problemi al Garmin, dolore al fianco e un pensiero a Firenze. Il tutto riconducibile alla giornata di Domenica dove, in quel di Musano (TV) ho corso un bel lungone nell'ultima occasione buona prima della Venice Marathon.
Come si evince dall'incipit ho corso con le scarpe nuove, vale a dire le Asics Gel Cumulus 13. Ho cambiato scarpe due settimane fa anche se lo riporto qui sul blog solo ora. Come forse avrete letto ero alle prese con un fastidioso problema all'alluce sinistro, che mi ha tenuto per qualche giorno lontano dalla strada e, in un caso, e' stato complice di un abbandono nel finale di un tentativo di lungo. Ebbene, recatomi al negozio di fiducia ho provato una serie di calzature (escludendo le Adidas Supernova Glide che mi sono sembrate ottime scarpe per lungo tempo ma hanno avuto la sfiga di procurarmi alcuni malanni non di scarsa entita' negli ultimi periodi) finendo col scegliere le Asics che mi sono sembrate davvero confortevoli. Il confort s'e' dimostrato tale anche nelle prove su strada ed il fastidio all'alluce e' praticamente sparito. Miracolo.
Dopo le fallimentari esperienze delle ultime due domeniche ieri avevo a disposizione l'ultimo tentativo per portare a casa un buon lungo oltre i 30 km. Questa volta e' andata quasi bene anche se gli inconvenienti non sono mancati. Mica poteva essere altrimenti del resto.
Teatro del mio tentativo e' stata la corsa organizzata a Musano (provincia di Treviso) su di un percorso di 21 km. Il mio programma prevedeva di arrivare in zona per le 8 (la corsa partiva alle 9), fare un 12 km prima della partenza, quindi accodarmi al gruppo e correre i 21 km previsti dal percorso originale. Il programma e' riuscito in parte perche', mentre ero in auto, ad un certo punto ho trovato la strada chiusa e ho dovuto cercare una via alternativa per raggiungere Musano arrivando cosi' con 10 minuti di ritardo sul programma. Sono quindi partito verso le 10:10 riuscendo a correre 9 km prima di unirmi al serpentone che prendeva parte alla manifestazione podistica. Ho corso quindi i 21 km in compagnia del buon Dario e di un suo amico procedendo ad un ritmo prossimo ai 5'/km. Al sedicesimo km il Garmin si spegne, ecco - penso - e' giunto anche il suo momento, mi pareva strano durasse cosi' a lungo senza darmi nemmeno una noia. Invece l'apparecchio mi smentisce, qualche minuto dopo si riaccende rimanendo in funzione fino alla fine. Misteri tecnologici. Peccato pero' che mi sia ricordato di dare lo "Start" solo un paio di km dopo il riavvio dell'apparecchio, cosi' non sapro' mai con esattezza quanti km avro' corso. Pazienza, ormai mi sono abituato agli imprevisti, non vi faccio piu' di tanto caso e continuo a correre bello allegrotto assieme ai miei compagni di corsa.
Tra una chiacchiera e l'altra si arriva, non senza fatica, al traguardo dei 21 km per chi ha fatto il percorso regolare, 30 per me. Come inizialmente preventivato non mi fermo li, saluto Dario e company (vabbe' non ricordo il nome del suo amico, forse Luca ma volevo evitare di dire troppe fesserie in un solo post) e proseguo cercando di portare a casa qualche ulteriore km. Almeno 3 dico a me stesso sperando di riuscire a correrne 6. Dopo i 30 km fin li corsi le gambe stanno piuttosto bene, solo sono stanco a livello mentale ed ho ben poca voglia di allungare ed aumentare la sofferenza. Non a caso continuo ma aumento il ritmo di corsa. Imbecco un rettilineo lunghissimo (oltre 2 km stile ponte della liberta') e lo percorro tutto andata e ritorno, al ritorno ecco pero' che la fitta al fianco (che gia' s'era fatta viva un 5-6 km prima) si fa sempre piu' intensa fino a costringermi a fermarmi. Il Garmin segna 31 km ma col salto dovrebbero essere almeno 33 e mezzo. Respiro un poco e poi riparto riuscendo a percorrere un altro km e mezzo prima di arrendermi al dolore e alla fatica.
Alla fine, in un modo o nell'altro, riesco a portare a casa 35 sporchi km. Non sono brillanti o esaltanti ma sono pur sempre un bel lungone per il quale devo fare i complimenti a me stesso.


Ora mancano due settimane a Venezia. Arrivo alla maratona in condizioni tutt'altro che ottimali. Salvo un miracolo dell'ultima ora mi sa tanto che correro' la maratona in riserva impostandola piu' come un allenamento che come una gara vera e propria.
Del resto pare che il 27 di Novembre si corra una discreta maratona in quel di Firenze ed io ci sto pensando sempre piu' seriamente.

giovedì 6 ottobre 2011

Che sarebbe stata una domenica difficile m'era parso chiaro fin da subito, i segnali negativi si susseguivano dal sabato precedente ma non pensavo di dover tirar giu' tanti santi dal paradiso per la delusione e la frustrazione provate.
Parto dal sabato riassumendo con ordine quanto accaduto.
Sabato dunque. Al mattino non avevo in programma alcun allenamento specifico, dovevo solo alzarmi alle 7, fare 40 km in macchina, prendere il furgone in prestito da mio zio, andare a prendere un mio amico e tornare al luogo di partenza (altri 40 km) dove un terzo amico ci aspettava. Il motivo di tutto cio' ? Trasloco.
Terminato di caricare il furgone, verso mezzogiorno e mezzo, ripartiamo alla volta della mia nuova casa, 80 km circa. Per l'una e mezza cominciamo a scaricare ultimando il trasloco verso le 18 e 30.
Riprendo il furgone e accompagno a casa i miei preziosi collaboratori, Thiene - Scandolara, 110 km.
Mi fermo a dormire da mia Zia, cosi' sono anche piu' comodo per la gara che avrei dovuto correre il giorno successivo, la Maratona della Castellana. Ho intenzione di correre sul percorso da 30 km per poi allungarlo e fare un lunghissimo da 36 km.
Ed ecco che i segnali negativi cominciano a palesarsi. Nel marasma del trasloco cercavo infatti un completo adatto per correre la gara, e' un lungo impegnativo ed e' per me importante essere abbigliato ed attrezzato nel modo giusto. Visto il disordine non riesco a trovare quel che cerco e devo accontentarmi di quel che riesco a recuperare. Pazienza.
Al mattino mi alzo di buon'ora, mi vesto ma...la canotta che ho preso e' larghissima, non posso indossarla, smadonno un minimo e poi mi rassegno, correro' con una maglietta che avevo portato con me anche se so che la giornata sara' calda e probabilmente ne soffriro'.
Pazienza.
Scendo le scale, arrivo in cucina per prepararmi un minimo di colazione e mentre armeggio mi vola il cellulare che si apre in tre pezzi. Altro smadonnamento, ricompongo il tutto e per fortuna funziona ma le ammaccature subite sono evidenti.
Pazienza.
Dopo la colazione mi reco al luogo della gara con un mio amico e qui accede il fattaccio piu' grave. Vado a ritirare il pettorale ma questo mi viene negato. A quanto pare c'e' stato un errore nell'iscrizione, risulta che non ho rinnovato la tessera fidal per il 2011 (devo verificare la cosa), peccato che se me l'avessero detto avrei potuto portare per lo meno il certificato medico e correre con il giornaliero. Rimango senza parole, protesto ma mi viene risposto che non possono fare nulla e per quanto mi lamenti la situazione e' quella, non posso correre. Uscendo mi raccontano di gente che e' stata "rimbalzata" perche' il certificato medico riportava "Corsa" anziche' "atletica leggera". Non ho parole!

Me la prendo ma nemmeno piu' di tanto, penso subito che posso ancora tornare indietro e farmi il lungo sulle strade di casa. Il lungo di oggi e' la cosa piu' importante di tutte.
Giro la macchina, rischiando anche di rimanere incastrato visto che la gara stava partendo, e torno a casa. Mi preparo un attimo e poi via sul percorso da 15 km, due giri e poi si allunga.
Fa caldo e sono deconcentrato per la situazione appena subita ma cerco di correre calmo ed in controllo. Purtroppo non ci riesco, viaggio sempre sotto ai 4'50 che era il ritmo che dovevo mantenere. Fatico un poco fino al km 12 poi comincio a sentirmi bene, trovo il ritmo e non faccio fatica. Ho anche aumentato il passo. Al km 14 comincio ad avvertire una fitta al fianco destro. Non so se sia stomaco, fegato o l'addominale. Mi sembra un dolore superficiale per cui penso sia il muscolo addominale. Corro con questa spina per un km ma poi sono costretto a fermarmi e a piegarmi a libro perche' il dolore mi impedisce di respirare bene. Rimango cosi' per 15 secondi poi riparto. Non avverto piu' dolore. Corro cosi' piuttosto sciolto fino al km 18 poi il dolore si manifesta di nuovo. Tengo duro un altro poco ma poi sono costretto a fermarmi se non voglio morire per asfissia. Altro stop e riparto di nuovo, questa volta la mia corsa dura un solo km e poi sono ancora costretto a fermarmi. Capisco che e' inutile andare avanti cosi', il Garmin mi segna 20 miseri km. Smetto di correre e torno mestamente a casa.
Mentre cammino mille dubbi si insinuano in testa. Cosa c'e' che non va ? Venezia e' tra tre settimane, ho speranze di correrla ? Forse dovrei tenerla come lungo e vaffanculo ?
Non so, ora sono piu' deluso che altro, credo tentero' l'ultimo lungo della disperazione domenica questa. Se non ne faccio almeno 36 e' evidente che a Venezia correro' in processione e poi chissa', magari ci sara' spazio per una qualche maratona altrove. Certo e' che questi dolori che si manifestano mentre faccio i lunghi un po' mi preoccupano. Magari e' solo mancanza di fondo, oppure sono dovuti ad un ritmo troppo sostenuto per quanto posso affrontare al momento.
Domenica vedro' di rispondere anche a questi dubbi.
Per come va in questo periodo mi sa tanto che domenica ci sara' il diluvio. Mi torna in mente Woody Allen che diceva:"Smettero' di fumare e vivro' una settimana piu' a  lungo e in quella settimana, piovera' a dirotto!"

domenica 25 settembre 2011

Non m'è venuto di dire trentatrè, mi son dovuto accontentare di trentuno ma, viste le caratteristiche della marcia, direi che non c'è da lamentarsi. Più che altro nuove incognite si stagliano all'orizzonte.
Le incognite si chiamano fegato, milza e, soprattutto, alluce sinistro.
Il tutto s'è manifestato durante la Maratona del Bosco del Montello che ogni anno, in questo periodo, si svolge a Povegliano (TV). La manifestazione prevede vari percorsi, io avevo scelto quello di 32 km da allungare a piacimento. M'ero scordato però delle caratteristiche marcatamente collinari di questa prova. Dopo i primi 7 km, relativamente piatti, il percorso saliva improvvisamente di un buon centinaio di metri proseguendo da quel punto con un continuo sali scendi fino al km 24 passato il quale si ridiscendeva in picchiata per riportarsi alla quota di partenza.



Tutto molto bello a dire il vero, correre tra i boschi del montello regala degli scorci splendidi, peccato che ciò non si sposi perfettamente con la mia intenzione di lungo lento previsto per oggi e peccato che l'altimetria, unita al fondo sconnesso, acuisca  il fastidio che avevo ad inizio corsa all'alluce sinistro portandolo a dolore prima e a tortura una volta raggiunti i 30 km. In pratica mi sembrava di correre con un seghetto piantato a metà alluce. Passati i 30 ho corricchiato per un km ancora prima di tirare i remi in barca e camminare negli ultimi duemila metri, senza lenire di molto la sofferenza. L'unica soluzione sarebbe stata togliere la scarpa.
Devo dire che già in precedenza il mio fisico mi aveva lanciato dei messaggi preoccupanti. Nelle discese intorno al km 25 il fegato aveva cominciato a pizzicare e a darmi fastidio, una volta giunto in pianura il dolore s'era invece spostato alla parte sinistra interessando la milza. Quella brutta bagascia ad un certo punto ha cominciato a dolere così tanto da costringermi ad un rifornimento che pensavo di saltare. Tutti segnali di come questo primo lungo fosse effettivamente un po' troppo duro per la mia attuale condizione. Peccato perchè di gambe tutto sommato c'ero e i 33, se non addirittura 34, si potevano portare a casa.
C'ha pensato comunque l'alluce a togliere ogni dubbio e a sollevare preoccupazioni, cosa sarà questo dolore nuovo ? Ora sto applicando ghiaccio, in settimana prendo delle scarpe nuove, non vorrei che quelle vecchie (che oggi han compiuto 700 km) non si fossero consumate da qualche parte causandomi questo problema.
Se non penso a questi malanni fisici posso anche ritenermi soddisfatto. Ho corso 31 km misti collinari partendo a bomba (m'ero messo in testa di provare a riprendere Pasteo che avevo incrociato mentre andavo ad iscrivermi, io ero in ritardo mentre lui era partito regolare alle 8.30 con qualche minuto di vantaggio su di me) e gestendo tutto sommato bene lo sforzo. Del resto, prima di questi 31 la massima distanza coperta erano 22.
Domenica, correndo su percorso piatto a Vedelago, i 36 previsti sono alla mia portata. Alluce permettendo.


giovedì 22 settembre 2011




Un cortometraggio fantastico !

domenica 18 settembre 2011

Programmino interessante quello cui mi sono sottoposto questo weekend. Ieri ho preso parte alla bellissima (e non meno dura) Sleghe Lauf, gara di 10 km su circuito cittadino in quel di Asiago. La gara si è svolta su di un percorso di 2,5 km da percorrere 4 volte. Si noti che dei 2,5 km non ricordo 100 metri di piano, tutto saliscendi con lo scendi abbastanza divertente ma il sali veramente taglia gambe.
Sulla linea di partenza lancio la sfida al Bress, il presidente non si tira di certo indietro ed accetta di buon grado. Subito dopo parte la gara. Preso dall'entusiasmo mi lancio all'inseguimento dei top runner ma ben presto desisto anche se il primo km passa in 4'06. Il ritmo è alto, decido di rallentare: tlin, secondo km, 4'01! Ok, non sono padrone di me stesso! L'operazione freno a mano prende qualche tempo in più del previsto ma riesco ad impostare un ritmo più gestibile al termine del primo giro.
Qui si fa sotto il Bress che era rimasto prudentemente indietro. Il giro è davvero tosto, è tutto un saliscendi, quello che si recupera in discesa viene pagato con doppia fatica nella salita successiva. Sia nella seconda che nella terza tornata proseguo assieme al Bress, ogni tanto conduce lui, ogni tanto conduco io. All'ultimo giro prendo l'iniziativa e mi porto avanti incrementando sensibilmente il ritmo. Bress non molla, al massimo si distanzia di qualche metro ma torna subito sotto. A 1500 metri dal traguardo, in un tratto in salita su sterrato, il Bress sferra l'attacco. Mi si porta avanti ed accelera. Mi francobollo alla sua canotta e non mollo. Alla discesa successiva sono ancora la.
Ho molta fiducia nella mia volata finale ma devo onorare la canotta gialla che porto, se devo battere il presidente non lo posso fare in volata, serve un attacco serio. Serve una vittoria con rispetto.
A 800 metri dal traguardo decido perciò di rispondere al Bress e di sferrare il  mio di attacco. In un tratto in salita incremento la velocità, non mi volto mai sperando che il cambio di ritmo faccia male. Sul successivo tratto in discesa accelero ancora. Vedo alcuni runner davanti a me, sono ancora in spinta mentre loro appaiono stremati. Al termine della discesa una secca curva a sinistra e poi il lungo rettilineo, oltretutto in salita. Raccolgo energie che non sapevo di avere e lancio la volata superando negli ultimi 100 metri 4 atleti con uno sprint finale del quale vado molto orgoglioso ancora adesso.

Bress arriva circa 30 secondi dopo. Scherziamo un poco e poi andiamo a ritirare il ricchissimo pacco gara (maglietta tecnica, Yogurt, 500 g. di Pasta, un pezzo di formaggio Asiago stagionato e una confezione di ottima marmellata Rigoni di Asiago. Cosa si può volere di più?!?).

Archiviata la Sleghe Lauf avevo in programma per quest'oggi un lungo lento di 30 km da correre a Castelfranco Veneto, in occasione della non competitiva Marcia del Giorgione. Non avevo fatto i conti però con lo scarso tempo a mia disposizione per il recupero, appena 12 ore. Sono quindi partito con le gambe ancora indolenzite e con l'incertezza di riuscire a portare a casa la distanza. Nonostante un ritmo cauto mi sono reso conto ben presto che i 30 km erano difficili da portare a casa e che, molto probabilmente, avrei rischiato un infortunio o un affaticamento eccessivo. Perchè rischiare dunque ?
Alla fine ho portato a casa un buon 22 km a 4'57 di media terminando gli ultimi 2 km con buona spinta ma, una volta tagliato il traguardo, mi sono reso conto che non avevo proprio più voglia di correre. Stanco fisicamente ma, soprattutto, stanco mentalmente.
Ora mi riposo e ricarico le pile. Weekend produttivo e soddisfacente, Domenica prossima, però, almeno 30 bisogna proprio portarli a casa.

venerdì 16 settembre 2011

Se non siamo capaci di vivere globalmente come persone, almeno facciamo di tutto per non vivere globalmente come animali. 

Essere un fantasma dev'essere questo, avere la certezza che la vita esiste, perché ce lo dicono quattro sensi, e non poterla vedere. 


Più o meno una settimana fa discutevo con Tosto dell'ultimo libro letto, Cecità di Josè Saramago. La discussione avveniva mentre stavamo correndo per cui ho l'impressione non fosse esattamente lucida. Pongo rimedio scrivendone brevemente qui.


Il libro narra di un'epidemia di cecità che coglie i cittadini di una non meglio specificata città in un non meglio specificato paese in un non meglio specificato periodo di tempo. Tutto indeterminato come indeterminati saranno anche i protagonisti che vengono identificati mai per nome ma come "Il medico", "Il ladro", "la ragazza", etc.
La cecità si diffonde in maniera misteriosa, non è chiaro infatti come avvenga il contagio ne come mai alcuni non vengano toccati dalla malattia. Fatto sta che, nella confusione generale, il governo tenta di arginare l'epidemia scagliando i ciechi il più lontano possibile, isolandoli all'interno di un ex manicomio, sorvegliati dall'esercito ed emarginati dal mondo indifferente dei vedenti (forse non così vedenti, in fondo).
In una situazione di emarginazione, costretti a vivere in quello che ben presto si trasforma in un lager, i ciechi, dopo aver dimenticato come si fa a vedere, dimenticano quanto appreso nella vita e regrediscono ad uno stato animalesco dove la violenza e la legge del più forte (o del più prepotente) dominano su tutto.
Dopo un po' la cecità si espande anche all'esterno del manicomio e sarà tutto il mondo a ritrovarsi cieco.

Non vi svelo come va a finire, dico soltanto che Saramago racconta una storia dura e cruda nella quale la perdita della vista trasforma le persone facendole regredire ad uno stadio animalesco mentre i vedenti continuano la loro vita sostanzialmente indifferenti alla tragedia dei ciechi.
Dopo Il vangelo secondo Gesù Cristo (sicuramente uno dei migliori libri che abbia mai letto) questo è il secondo romanzo di Saramago che leggo. Il primo libro è stato fulminante, questo leggermente meno ma davvero di poco. Avercene!
 
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