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martedì 24 dicembre 2013


La risonanza magnetica di Giovedi ha dato un buon esito. Poteva essere meglio ma poteva essere anche molto peggio.
In sostanza, ci sono dei netti miglioramenti. L'edema è praticamente riassorbito, rimane però ancora visibile la linea della frattura. Poca roba, pochissima se confrontata al precedente esame ma occorre aspettare ancora un po' prima di riprendere a correre.
Mi sono posto come linea di partenza il 7 Gennaio. Dopo le feste. Ancora una ventina di giorni di riposo e terapia dunque e poi posso provare a riprendere.
Farò un solo strappo alla regola, il 31 sarò a Roma per correre la We Run Rome con gli amici di RunLovers. Mi concederò quella corsa perchè sarà breve, sarà corsa a ritmi lenti e in compagnia. Quindi uno sforzo molto controllato, una cosa tranquilla.

Approfitto per fare gli auguri di Buon Natale a tutti. Ci sentiamo presto.

giovedì 5 dicembre 2013


Fissata la risonanza magnetica di controllo. Il 19 Dicembre mi sottoporrò all'esame e, verosimilmente, dovrei sapere abbastanza in fretta se la frattura da stress si è completamente rimarginata permettendomi di tornare a correre.
Trattengo il fiato...che, tra l'altro, è una cosa che in piscina torna anche utile ogni tanto.

domenica 24 novembre 2013


Conto le settimane. Ormai dovrei aver passato la metà del guado e i giorni che ancora devo attendere prima di tornare a correre dovrebbero essere poco più di una ventina.
Mi manca la corsa. Mi manca soprattutto in questo periodo colmo di gare. Oggi, per dire, c'è chi è alla partenza della maratona di Firenze, chi è a sprintare tra erba e fango all'apertura della stagione dei cross e chi, infine, è  in valtellina per un trail che mi sa tanto di parecchio spettacolare. Mi venisse un crampo se  non sarei potuto essere ad uno dei tre eventi se non fossi infortunato.
Invece mi tocca stare a casa a seguire gli amici sul live (quando è disponibile) o ad attendere i loro risultati e resoconti. E non posso nemmeno andare in piscina perchè la domenica fa orario ridotto e tanto so che, anche se ci vado, trovo una folla che neanche all'angelus del papa.
Insomma, come dicono in Francia: "sono qui che mi rompo le palle".
Poi però ho pensato che ho pur sempre un blog e qualche affezionato lettore con il quale sfogarmi. Pertanto ecco qua.
Ora mi sento meglio.
Grazie.

sabato 2 novembre 2013


La cosa positiva di questo infortunio è che mi ha spinto a fare una cosa che da tempo mi ripromettevo di fare: andare in piscina.
In molti mi avevano parlato dei benefici del nuoto. Alternato alla corsa fa un sacco di bene per moltissime cose. Io ascoltavo, annuivo ma dentro di me sapevo che mi sarei fermato ad un "mi piacerebbe ma, fondamentalmente, non c'ho cazzi!".
Con lo stop forzato dalla frattura al calcagno mi sono dovuto dare una mossa. Ho quindi preso la decisione e via, abbonamento  in piscina, missione al Decathlon per comprare tutto il necessario con la minima spesa possibile ed il giorno dopo via con l'esperimento nuoto.
Il primo giorno è stato traumatico ma meno di quel che pensavo. Mezz'ora abbondante di goffi tentativi di impostare uno stile libero almeno decente imbarcando acqua e prendendo a cazzotti il malcapitato compagno di corsia quando incrociavamo le nostre bracciate. Il problema più grosso è la respirazione. Poco da fare, non sono capace. Alla fine, però, ero comunque soddisfatto di aver compiuto il primo passo, la parte probabilmente più difficile.
Due giorni dopo ci riprovo. Stesso orario e stessa corsia. E sempre lo stesso pachidermico compagno che dev'essersi chiesto "ma sto qua perchè viene a scassare le palle proprio a me?".
Noto qualche timido segno di miglioramento. Aumenta l'autonomia nello stile libero e riesco a fare qualche vasca mantenendo la respirazione a testa sotto per tutto il tempo.
Lascio passare qualche giorno e poi il terzo tentativo. Complice una vasca molto favorevole mi trovo a nuotare per gran parte del tempo in corsia da solo. Posso quindi sperimentare e concentrarmi sulle mie difficoltà. Alla fine porto a casa 50 vasche ed esco felicissimo dall'acqua.
Torno a casa e mi bullo con gli amici per la mia "impresa". In cambio ricevo qualche raro complimento e moltissimi sbertucciamenti di vario tipo. "50 vasche in un'ora? Ma sei una pippa!" è il riassunto medio degli sbertucciamenti. Ma non mi abbatto ed anzi so che questo numero andrà aumentando. La seduta successiva le vasche sono 60 e l'obiettivo di arrivare ad 80 si sta avvicinando.
Del resto non è che mi ci voglia molto. Basti considerare che ho un'autonomia massima di 6 vasche consecutive e me la posso giocare una sola volta. Dopo le 6 consecutive mi devo fermare a rifiatare ad ogni 2 vasche. Lo so, sono veramente scarso. Mai detto il contrario.
La cosa bella in tutto questo è però che il nuoto mi sta piacendo. E non avrei mai creduto fosse possibile.
In realtà non è che mi piaccia il nuoto, il cloro e l'ambiente della piscina, quello che mi piace è la prospettiva di migliorare. Il fatto che, giorno dopo giorno, posso verificare dei miglioramenti tangibili.
Ecco, questo mi piace parecchio e per due mesi me lo farò bastare.

venerdì 25 ottobre 2013


Avevo un amico di Trieste che studiava medicina, si stava specializzando in neurochirurgia, ora ci siamo persi di vista ma mi ricordo bene una cosa che mi disse parlando dei suoi studi. La medicina è una scienza tutt'altro che perfetta. Non è matematica, c'è molto spazio per l'interpretazione.
Non si sbagliava il mio amico. Almeno, a giudicare dalla mia esperienza personale degli ultimi giorni con l'infortunio che sto patendo.
Passando in rassegna i vari referti, cominciamo col primo seguito alla risonanza magnetica nella quale mi si diagnosticava, sostanzialmente, una frattura da stress al calcagno. Sento  un caro amico che lavora nel centro dove mi hanno fatto la risonanza e che sente il parere del medico che ha preso visione dell'esame. La cura, indicativamente, doveva consistere in 30/40 giorni di riposo con qualche terapia indicata dall'ortopedico cui avrei sottoposto l'esame.
Piuttosto ringalluzzito dal periodo breve di stop cui mi sarei dovuto attenere fisso dunque appuntamento con medico ortopedico. Questi studia l'esame, borbotta qualcosa e scuote la testa. Caro mio - mi dice - qua c'è una frattura da stress piuttosto importante ma c'è anche del versamento che evidenzia una certa sofferenza dell'osso. Se non vuoi che ti ingessi ti prescrivo stampelle, iniezione del farmaco x (usato per la cura dell'osteoporosi) e, soprattutto, 20 sedute da due ore di camera iperbarica (per la quale avrei dovuto sottopormi a RX del torace e a Elettrocardiogramma). Me ne esco bello abbacchiato ma piuttosto convinto a sentire una seconda opinione. Dura sostenere la cura prevista.
Prendo appuntamento con un secondo ortopedico il quale capovolge la diagnosi. Non si tratta di frattura da stress ma di Algodistrofia dovuta all'intenso allenamento dell'ultimo periodo. Due mesi di magneto terapia.
Va già meglio, i tempi si dilatano ma almeno ho una cura sostenibile che mi consente anche di praticare nel frattempo qualche altra attività, nuoto o bici. Come anche il primo ortopedico anche questo mi informa che ho piedi sostanzialmente piatti e mi consiglia dunque di adottare dei plantari.
Successivamente a questo esito, risento il mio amico della risonanza magnetica e gli racconto della diagnosi di Algodistrofia. Il mio amico si stupisce e torna a verificare l'esame col medico radiologo il quale, dopo attento esame, conferma non si tratta di algodistrofia ma proprio di frattura da stress.
Alla fine, le cure da sostenere, bene o male sono le stesse. Camera iperbarica se voglio metterci un mese, magneto terapia se mi accontento di guarire per Natale.
Alla fine opterò per la seconda delle ipotesi, curioso il modo in cui sia giunto alla cura. Per vie, diciamo così, perlomeno traverse.

Detto questo, ci tengo a precisare che non ce l'ho affatto con la medicina moderna. Tra la medicina e la preghiera, per guarire da un malanno, mi affiderò sempre alla prima. Resta il fatto che non la si può considerare come una soluzione perfetta per tutto. Anche la medicina ha le sue imperfezioni, l'importante è prenderne atto. A quanto pare però, i primi a saperlo sono proprio i medici stessi e questo, forse potrà sembrare strano, ma mi tranquillizza molto.

lunedì 14 ottobre 2013


Il nome del post, che poi è anche l'infortunio nel quale sono incappato, la dice tutta.
Ho una frattura.
E' stata causata dallo stress.
Per stress non si intende stress lavorativo ma si intende stress fisico. L'osso in questione è stato stressato particolarmente durante la preparazione per Berlino e, ad un certo punto, ha ceduto.
Il risultato è stato il dolore avvertito a dieci giorni dalla maratona e quello, molto più localizzato e presente, patito durante la corsa.
Dalla risonanza magnetica la frattura è ben visibile ed è localizzata nella parte esterna del calcagno. Da quel che mi dicono non è nemmeno così piccola, evidentemente i 30 km ai quali l'ho sottoposta in quel di Berlino le sono stati d'aiuto per espandersi.
Venerdi ho la visita dall'ortopedico che mi dirà per quanto tempo devo stare a riposo e se ci sono eventuali cure cui sottopormi per accelerare il recupero.
Per il momento mi dedico a qualche esercizio di addominali e piegamenti sulle braccia, giusto per non stare del tutto fermo e provare in qualche modo a sfruttare questa pausa forzata.
Dovrei andare in piscina e nuotare. Lo so. Però è più forte di me, la piscina proprio non mi attira. Magari in settimana provo a fare uno sforzo, sia mai che poi scopro che mi piace.
Non credo.

Nel cerchio in rosso la frattura. Quella roba nera in mezzo al bianco

mercoledì 9 ottobre 2013


Me la ricordo bene la prima volta che sentii parlare del disastro del Vajont. Ero piccolo, avrò avuto 7 o 8 anni e sentivo mio papà parlarne con un amico.
Chiesi a mio padre che mi raccontasse cosa fosse successo in quel gran disastro di cui parlavano e lui, per farmelo capire, mi disse che un lago aveva tracimato perchè un pezzo  di una montagna c'era caduto dentro e l'acqua uscita aveva travolto il paese sottostante. "E' come se prendi un bicchiere pieno d'acqua e ci butti dentro un sasso, l'acqua se ne esce di fuori no? Ecco, così è accaduto anche con la diga"

Allo stesso modo, il giorno successivo al disastro, nel 1963, Dino Buzzatti aveva scritto un articolo sul Corriere della Sera dove usava la stessa similitudine:
"Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua è traboccata sulla tovaglia. Tutto qui. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri e il sasso era grande come una montagna e di sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi."

Alle 22.39 di oggi saranno trascorsi esattamente 50 anni dal momento in cui, nella zona di Longarone, si scatenò l'inferno.
Sarà che è una tragedia che fin da piccolo mi ha colpito e affascinato. Forse per il fatto che era vicina a casa e che davanti a quella diga, che ancora oggi è poco meno che completamente intatta,  ci passavo sempre per andare in montagna. O forse perchè è una storia terribile e incredibile e uno non può restarne indifferente.
O ancora perchè è un avvenimento che io non ho vissuto ma nella mia famiglia i più vecchi se lo ricordano bene e sanno raccontarmi dov'erano e cosa facevano quando accadde.
Sarà per tutto questo ma l'anniversario del Vajont è una cosa che mi va di ricordare. In particolare oggi che ricorrono i 50 anni da quel giorno.
Non so se sono un tipo sensibile, ma sono sensibile a quanto avvenne quel giorno e quindi lo voglio ricordare. 
Tutto qua.

giovedì 3 ottobre 2013


Al di la della città, che mi ha letteralmente stregato, dalla capitale Tedesca porto a casa anche un bel monte di cose dal punto di vista della corsa e di quelle che sono le mie aspettative per il prossimo futuro podistico.
Mentre rientravo all'ostello dopo il ritiro, sulla mia bella biciclettina a noleggio, consideravo alcune cose relative alla gara. Al di la dell'infortunio ho realizzato che stavo correndo davvero bene. Oddio, forse non ero perfettamente in equilibrio a causa del dolore al piede, ma il ritmo che stavo tenendo mi sa proprio fosse quello giusto.
In gara sentivo di faticare poco. Temevo comunque di essere partito troppo forte 4'/km  contro i 4' 05 pianificati, ma il responso che il cardio mi restituiva risultava essere molto incoraggiante.
Ho realizzato che il personale sarebbe venuto sicuramente e che, anzi, molto probabilmente avrei chiuso la maratona sotto le 2 ore e 52 preventivate alla partenza. Per carità, all'appello mancavano ancora gli ultimi km, quelli più duri, dove tutto può succedere ma sentivo di correre davvero piuttosto facile e in controllo. Un'eventuale crisi mi sembrava davvero lontana. Come ha detto un mio compagno che mi ha visto mentre camminavo, sembrava avessi finito una partita di scacchi più che aver corso per 30 km a 4' di media.
Ed in effetti, muscolarmente, non ho avvertito alcun problema ne nelle ore successive e nemmeno il giorno dopo. Tutto tranquillo, piede a parte.
Insomma, tornavo all'ostello sulla mia biciclettina a noleggio e realizzavo che il lavoro fin qui fatto sta dando i suoi frutti. Se mi rimetto in sesto per il mese prossimo varrà come ottimo allenamento e a Venezia si può partire allo stesso ritmo mantenendo intatti gli obiettivi di Berlino, con la consapevolezza che si potrebbe puntare addirittura a qualcosa di più.

mercoledì 2 ottobre 2013


26 km, tanto sono durati i miei sogni di gloria, poi mi sono dovuto arrendere. Per la prima volta mi sono ritirato in una maratona. Ritirarsi è una brutta cosa, è brutto farlo in una piccola gara, è pessimo doverlo fare in una maratona così popolata e sentita dal pubblico come quella di Berlino.
Un gran peccato, col senno di poi non sarei dovuto partire ma come si fa ?
Il tutto è cominciato venerdi scorso. A 10 giorni dalla maratona avverto in allenamento un dolorino alla pianta del piede destro. Boh, penso, una robetta, domani passerà. Il giorno dopo però il dolore è ancora li, decido di riposare il Sabato e di correre Domenica l'ultimo allenamento importante (circa 20 km). Cambio anche scarpe per l'occorrenza. L'allenamento va bene, il piede fa un po' male ma il dolore è alterno e quando mi scaldo pare passare.
Riposo Lunedi, riposo Martedi mentre Mercoledi faccio un breve allenamento leggero prima di andare dal fisioterapista per un massaggio di scarico e per verificare il dolore alla pianta del piede.
Il fisio mi tratta con violenza e mi fa veramente molto male soprattutto nella zona della caviglia. Esco tumefatto ma speranzoso.
Giovedi riposo, Venerdi ultimi 7 km tranquilli. Il piede non è ancora al 100%. Ora sento il dolore più sotto al tallone rispetto all'iniziale localizzazione. Penso sia per il "trattamento" del fisio e, fiducioso, spero che il giorno dopo sarà passato tutto.
Invece non passa. Mi duole un po' quando cammino, a volte sembra passare, altre volte il dolore si sente. Si fa vivo particolarmente quando faccio determinati movimenti.
Arrivo a Sabato sera, sono a Berlino, ho un pettorale, un'ottima preparazione ed un'incognita per quel che riguarda il mio piede destro. Sono sicuro però che appena esploderà il colpo di pistola tutto passerà e potrò fare la mia corsa.
La mia previsione purtroppo non si avvera.
Prima dello start mi riesce tutto. Consegno la sacca senza intoppi, riesco a fare pipì un paio di volte, ritrovo i miei amici persi in partenza e riesco anche ad intrufolarmi nella griglia C (contro la D del mio pettorale) dove erano destinati i runners con ambizioni tra le 2h e 50 e le 3 h. La mia griglia insomma.
Allo sparo sono dietro ad un paio di compagni di squadra e molto vicino alla linea di partenza. Tutto perfetto. Fino a quando comincio a correre.
Dal primo passo di corsa avverto dolore, il secondo non va meglio e così anche il terzo. Penso ci vorrà del tempo, il piede si scalderà ed il dolore sarà solo un ricordo.
Invece non accade.
Passano i km. Io mantengo il ritmo prefissato, anzi, vado pure più veloce (intorno ai 4' al km costanti) e gestisto bene lo sforzo. Ma ogni volta che appoggio il piede destro avverto dolore.
Diventa come la goccia del rubinetto che perde.
Tic-tic-tic.
Regolare.
Ogni contatto genera dolore al tallone. Provo a non pensarci ma, ogni tanto, arriva qualcosa a ricordarmi che il problema è ancora li e quindi ancora tic-tic-tic.
Penso che correrò una maratona avvertendo dolore dal primo all'ultimo passo. Mi importa poco pur di continuare così e di tagliare il traguardo.
Mi concentro, corro bene e provo a focalizzarmi su altro. Ci riesco a tratti alterni.
La mia gara prosegue fino alla mezza maratona con ottima regolarità. Li comincio a pensare che non ce la posso fare a gestire quel dolore per un'altra ora e mezza. Ma non mi arrendo, ci provo. Stringo i denti e proseguo ma poco dopo mi rendo conto che è solo questione di km, forse di centinaia di metri.
Ancora non mollo, mi accorgo però che sto correndo storto. Quando arriva il momento del piede destro cerco un appoggio leggero e vado a compensare con la gamba sinistra. Da li a poco cominerà a dolere anche quella. Ovvia conseguenza di una corsa innaturale.
Non si può andare avanti così. Rallento e mi arrendo mettendomi al passo.
Passo al 30° km in 2 ore e 02 minuti, forse è anche personale sulla distanza, ma in quel momento mi curo solo del mio piede che mi duole anche mentre cammino.
Cerco di ritirarmi ma è difficile. La gente ti incita a proseguire e a riprendere la corsa, ti chiama per nome e ti incoraggia. E, oltre a ciò, devo trovare l'assistenza medica per procedere col ritiro.
Nonostante la disfatta sorrido a tutti e cerco di non prendermela. Forse sarà apparso strano vedere qualcuno di così fresco proseguire al passo. Ma, effettivamente, stavo bene e non riportavo grossi segni di stanchezza. Ed essere li in mezzo è comunque una festa.
Dopo lungo peregrinare trovo i medici. Mi riparo dal freddo nella tenda e sotto ad una bella coperta che mi mettono sulle spalle. La giornata è soleggiata ma la temperatura è bella fresca (ideale per una maratona). Nei tratti all'ombra, stando fermi, si gela. Mi comunicano che per ritirarmi devo attendere il servizio scopa che arriverebbe da li a 2 ore e mezza. Sorrido ma declino l'invito e provo a ripartire. Faccio un altro km e incontro un nuovo punto di assistenza medica. Chiedo info anche a loro e questi mi dicono che posso raggiungere la finish line tramite la metropolitana. Meno male.
Così faccio e, dopo un po' di cambi di treno, ritorno di fronte al Reichstag per il recupero sacca e il ritorno all'ostello.
Una serie di considerazioni mi vengono in mente mentre ritorno ma, per quelle, farò un post apposito.
Intanto vi ho raccontato la cronaca di questa Berlino Marathon che proprio bene non è andata.
E vi dico anche, per concludere, che Il giorno successivo, alle ore 12.00, hanno aperto le preiscrizioni per l'anno 2014.
Secondo voi, chi è stato il primo a preiscriversi per il prossimo anno ?

venerdì 27 settembre 2013


Ormai è tutto pronto. Ho terminato gli ultimi allenamenti con una settimana a bassissimo kilometraggio (complice anche un fastidioso dolore alla pianta del piede/tallone emerso Venerdi scorso), ho fatto il check in on-line e nel pomeriggio preparo armi e bagagli per la trasferta.
Ho in mente il piano di attacco. Tutto è pianificato per bene, non resta che dare inizio alle operazioni. Il piede non mi darà fastidio, è un fatto, non un'opinione.

Partirò col pettorale numero 10271, non ho idea della griglia in cui mi troverò ma spero di non essere troppo indietro perchè una partenza troppo "intruppata" potrebbe voler dire addio ai sogni di gloria fin da subito. Se tutto va bene alla partenza proverò ad impostare il passo a 4'05 e, a seconda delle sensazioni, proverò ad aumentarlo col passare dei kilometri puntando a fare una seconda parte di gara più veloce.
Se volete seguirmi in gara credo la pagina sia questa.

E dopo tutto questo preambolo, il momento che tutti voi stavate aspettando il TOTO DRUGO.

Che combinerà il vostro eroe preferito alla maratona di Berlino ?


Votate numerosi!

mercoledì 18 settembre 2013



E' successo alla Great North Run, una mezza maratona svoltasi Domenica 15 Settembre in Inghilterra.
Per la prima volta si sfidavano due leggende e mezza dell'atletica mondiale. Le due leggende sono Haile Gebrselassie e Kenenisa Bekele, la mezza leggenda è Mo Farah. Ma ha tempo per completare il percorso ed aggiungersi al trio.
Finalmente si sono potuti vedere questi tre grandissimi atleti assieme. Le previsioni, anche mie, vedevano Farah favorito.
Gebrselassie ormai, purtroppo, troppo vecchio con i suoi 40 anni sul groppone.
Bekele lontano da un po' di tempo dalle piste e dai grandi risultati.
Logico quindi aspettarsi una facile vittoria del bicampione mondiale e olimpico Mo Farah.
Invece, con mia grande sorpresa e soddisfazione, la vittoria è andata a Bekele che con un grande attacco nell'ultimo miglio ha fatto quello che a nessuno riesce di fare nei 5000 e 10000 metri, ha messo in difficoltà Farah e lo ha battuto.
Più delle mie parole vale il video dell'attacco operato dall'atleta dell'Etiopia.
Buona visione!


martedì 17 settembre 2013


Ho passato un gran weekend. E' un fatto.
Sono andato a Bologna dove sono stato ospite di un'amica (Anne). Ho visitato la citta', ho mangiato delle cose buonissime e ho conosciuto una medaglia d'oro olimpica. E con conosciuto intendo dire che c'ho lungamente parlato e c'ho pure bevuto uno spritz assieme. Anzi, lo spritz me l'ha offerto lui, quindi posso dire che mi sono fatto offrire l'aperitivo da un oro olimpico. E tutto questo se considero solamente il Sabato.
La Domenica, poi, ho corso 34 km gli ultimi 21 dei quali all'interno della Run Tune Up, la mezza maratona di Bologna. I miei 34 km, ultimo lungo pre Berlino, sono andati piuttosto bene.  Primi 13 km tranquilli e mezza maratona conclusa in 1 ora e 27' con i primi 10 km ad un ritmo prossimo ai 4'10 e i restanti 11 ad una media prossima ai 4'00 (gli ultimi 2 km a 3'45 visto che avevo ancora energie in corpo).
Una bella soddisfazione il fatto che tutto sia andato secondo i piani a conferma degli intenti "bellicosi" rivolti a Berlino.
Ma la cosa piu' bella e' stato vedere l'arrivo di Anne (il cui nuovo soprannome è Feliciona) la quale, dopo un infortunio con ricadute varie, e' tornata a completare una mezza maratona sulle sue caviglie. Perche' correre e' bello ma correre assieme ai propri amici lo e' di piu'. Ed anche questo e' un fatto.
E' stato bello quindi anche correre i primi 10 km in compagnia di Matteo cercando di dargli una mano a conseguire un personale nella distanza, anche se non del tutto preventivato. Poco importa che il personale poi non sia giunto perche' abbiamo corso per la prima volta assieme ed anche questa esperienza aumenta la sensazione di "figata" relativa a questo weekend.
Il pranzo conseguente ha suggellato il tutto. Poco da fare, da quelle parti sul cibo ci si sbaglia di rado.

Quindi, ricapitolando e' stato un weekend dove:
- Ho visitato Bologna
- Ho mangiato delle cose buonissime
- Ho corso l'ultimo lungo pre Berlino ed e' andato bene
- Ho corso coi miei amici e pure loro sono andati bene
- Ho conosciuto, parlato e toccato una medaglia d'oro olimpica. C'ho pure bevuto assieme

Tutte cose che, anche prese singolarmente, renderebbero un weekend un buon weekend, tutte insieme cosi' ne fanno un qualcosa di diverso, di decisamente piu' grande. Definitelo voi, se ci riuscite, a me viene soltanto "Bellissimo"!

venerdì 6 settembre 2013


Solo tre settimane ?
Ebbene si. Tanto poco manca alla prossima maratona. Dopo Boston torno in terra straniera a calcare il suolo di una delle più prestigiose maratone al mondo, la maratona di Berlino, per l'appunto.
Nonostante il caldo che non se ne vuole andare del tutto, nonostante una preparazione piuttosto pesante che mi sta risucchiando le energie, nonostante la legge Severino che ha rotto le palle (non tanto la legge quanto la discussione relativa), insomma, nonostante tutto, mi sento preparato.
Ho macinato km come non mai, ho di recente corso alla Marcia Longa migliorando il tempo dell'anno scorso ed ho acquisito maggiore esperienza.
L'unica cosa che mi preoccupa è quella di arrivare spompato all'appuntamento con la maratona ma credo e spero che le ultime due settimane di tabella siano relativamente leggere.
Intanto ci diamo dentro con questa di settimana che prevedeva per ieri delle ripetute mortali, 4 per 5000. Ripetute alle quali sono arrivato effettivamente stanco e, complice anche l'orario ed il clima poco consono (pausa pranzo, 29 gradi e 70% di umidità), il mio spirito di conservazione ha avuto il sopravvento. Anzichè 4 ho completato solo 2 serie. Ma comunque mi è costato molta fatica. Me ne rammarico ma solo fino ad un certo punto perchè sono ancora convinto di aver fatto la scelta più sensata. E cioè quella di non strafare.
La settimana si chiuderà Domenica con un lungo da 30 km strutturato in frazioni di 30'. Si parte a ritmo lento, poi 30' a ritmo gara (che dovrebbe essere 4'02/KM), poi 30' un 8% più lenti del ritmo gara per chiudere infine con 30' un po' più veloci rispetto al ritmo gara.
Di bello c'è che con questa preparazione, approcciare un lento del genere non mi fa più di tanto paura. E la cosa dovrebbe apportare dei vantaggi anche in ottica maratona.
Quindi non mi resta che allacciare le scarpe e correre, Berlino è davvero qui dietro l'angolo.

mercoledì 4 settembre 2013




Per il secondo anno consecutivo ho preso parte alla Marcialonga running, una corsa di 25 km che collega Moena, in val di Fassa, a Cavalese, in val di Fiemme. 
L’anno scorso, assieme agli amici fulminei che vi presero parte, mi innamorai di questa competizione, tanto da ripromettermi di tornarci l’anno venturo. Quest’anno le premesse sono state confermate in pieno e, parlando con uno degli amici che mi hanno accompagnato nella trasferta, abbiamo pensato di far diventare questa una tappa fissa da correre ogni anno. 
Della corsa posso dire che e’ organizzata in maniera eccellente. I 1400 partenti sono consoni alle capacita’ di questa gara e spero gli organizzatori rimarranno sempre umili bloccando il numero degli iscritti a questa cifra senza farsi prendere la mano come avvenuto per la Cortina – Dobbiaco. 
Posso dire poi che il percorso e’ spettacolare. Si corre in luoghi incantati, lungo una ciclabile bellissima che attraversa le valli con boschi e monti a fare da testimoni. Il tracciato poi e’ geniale nella sua concezione, 22 km in leggera e costante discesa, comunque meno semplice di quel che potrebbe sembrare, e gli ultimi 3 km in salita per raggiungere l’abitato di Cavalese. Dopo 22 km con la spinta della discesa percorrere il tratto in salita risulta  particolarmente ostico. E sta proprio qui il bello, se uno riesce a dosare le forze recupera un sacco di posizioni nel tratto in salita, se invece si e’ speso troppo nella prima parte allora sono guai.

Per quel che riguarda la mia prestazione, partivo gia’ da un ottimo tempo ottenuto lo scorso anno, 1h 41’ e 45. L’obiettivo di quest’anno era quello di provare a migliorarlo, nonostante il carico dovuto alla preparazione per Berlino. Sono cosi’ partito convinto evitando di risparmiarmi nel primo tratto. Ho impostato una velocita’ compresa tra I 3’45 e I 3’50 al km con l’intenzione di passare alla mezza al di sotto dell’ora e 20. Dopo qualche km sono anche stato raggiunto dall’amico Andrea che mi ha inseguito, essendo partito lui un po’ piu’ nelle ritrovie, fino a raggiungermi. Abbiamo quindi proseguito appaiati scambiando qualche chiacchiera lungo il percorso. Operazione, quella della chiacchiera, che onestamente mi e’ costata qualche sforzo.
Il clima della giornata era soleggiato e ho dovuto quindi approfittare di tutti I ristori e di tutti I punti di spugnaggio in modo da rimanere fresco ed idratato il piu’ possibile. Ho proseguito assieme ad Andrea fino al km 15 circa, dopo di che lui ha rallentato e ho proseguito da solo. Come previsto il passaggio alla mezza e’ stato sotto all’ora e 20 (1h 19’ e 36 per la precisione) ma la stanchezza dei km a buon ritmo ha cominciato a farsi sentire e ho affrontato I tre km di salita con un po’ di timore. Il timore si e’ concretizzato dopo un km e mezzo di ascesa quando il fegato ha cominciato a dolermi. All’inizio un piccolo dolore e poi una fitta sempre piu’ forte che mi ha costretto ad una piccola sosta per respirare. Sono quindi ripartito stringendo I denti per l’ultimo tratto fino a raggiungere il rettilineo finale dove sono riuscito a sprintare recuperando una posizione persa.

Alla fine, chiudo migliorando il tempo dello scorso anno di un minuto (1h 40’ e 51 il crono finale) e cogliendo la 50^ posizione assoluta. Una bella soddisfazione.
Il prossimo anno potro’ tornare consapevole che migliorare il tempo di quest’anno sara’ molto dura ma, viste le disavventure con la fitta al fegato, comunque possibile.
La cosa piu’ bella e’ comunque aver avuto la conferma di quanto bella sia questa gara che anche il prossimo anno sara' nel calendario di quelle da fare assolutamente.

giovedì 29 agosto 2013


Stasera in quel di Zurigo si svolgerà l'ultimo appuntamento della Diamond League, il meeting più importante dell'atletica mondiale. Ed io sarò li a vedere le gare dal vivo!
Non vedo l'ora, mi aspettano una serie di grandissime gare con i migliori atleti del mondo.
Qui c'è il dettaglio di gare e atleti impegnati: http://www.diamondleague-zurich.com/en/Results/

Personalmente nutro grandissima attesa in particolare per vedere Shelly Ann Fraser Pryce nei 200 metri, Robles e David Oliver nei 110 ostacoli, Nick Symmonds (quello del Beer Mile) negli 800, Harting nel disco.
E, soprattutto, non vedo l'ora di vedere Kenboy nei 3000 siepi.
Ma quella che si prospetta essere la gara più bella di tutti è il salto in alto maschile dove si sfideranno Bondarenko, Barshim e Ukhov. Bondarenko è il favorito (2 metri e 41 saltati così)e potrebbe addirittura tentare l'assalto al record del cubano Sotomayor che risale al lontano 1993.
Ci sarà pure Bolt nei 100 metri ma personalmente mi interessa meno della gara di salto in lungo. Gara che non ho citato ma che presenta comunque un paio di partenti davvero di notevole spessore (Menkov 8 e 56 quest'anno).

Insomma, ci sarà da divertirsi. Quando torno parto quasi subito per la Marcialonga ma prima o dopo vi racconto tutto. Nel frattempo, c'è twitter

lunedì 26 agosto 2013


Manca davvero poco al raggiungimento dei 2000 km annui, ad oggi sono a quota 1992. Al prossimo allenamento ci arriverò.
Facendo un confronto con l'anno passato mi ritrovo avanti di una settantina di km (a quest'ora lo scorso anno ero a quota 1925).
La tabella di allenamento sta facendo sicuramente il suo. Questa settimana ho piazzato addirittura due lunghi. Uno lunedi (30 km a 4'16 di media su percorso non proprio semplice) ed uno sabato (28 km progressivi a 4'20 di media con qualche pausa per l'acqua ma anche qualche collinetta nel mezzo).
Quantità ma anche qualità viste le medie tenute, quando, solitamente, negli allenamenti lunghi, non rendo particolarmente bene.
La strada per Berlino insomma è tracciata e sono a buon punto del percorso. Siamo a quasi un mese dalla gara e la preparazione prosegue bene.
Domenica andrò a Moena per concludere il periodo di ferie con la bellissima Marcialonga Running. L'anno scorso impiegai 1 ora e 41' per completare i 25 abbondanti km del percorso. Quest'anno confido di fare un po' meglio.
Vediamo se saprò essere di parola.


Sto seguendo i mondiali di Atletica di Mosca. Li sto seguendo perchè sono appassionato di sport, di corsa e Atletica in particolare e perchè in questo periodo non ho molto da fare. No, non è vero, li seguirei anche se avessi qualcosa da fare.
Sabato Mo Farah ha vinto l'oro nei 10000 metri piani confermando, dopo la vittoria alle olimpiadi di Londra del 2012, di essere attualmente il più forte nella specialità. A londra vinse anche nei 5000 e proverà a fare altrettanto nella manifestazione mondiale.
Eppure, quando vedo le sue gare, non riesco ad esaltarmi. Mo Farah è il più forte attualmente e ne è ben consapevole. Ha un finale pazzesco e se arriva nelle posizioni di testa al suono della campanella sa che, al 90%, la vittoria è sua. Mi chiedo allora perchè nessuno provi ad inventarsi qualcosa per evitare di arrivare in sua compagnia ai 400 metri finali. La risposta, evidentemente, è che nessuno prova qualcosa perchè non è abbastanza forte per poterlo fare.

Per verificare questa mia sensazione di poco entusiasmo nei confronti di Farah, sono andato a guardarmi i risultati di alcuni grandi fondisti del passato.
Ho preso in esame tre atleti, questi si, considerati immensi:
- Paul Tergat
- Haile Gebreselassie
- Kenenisa Bekele

Considerando i personali e i tempi di gara ottenuti quando vincevano le medaglie ecco che le prestazioni di Farah vengono sostanzialmente ridimensionate.
Nei 10.000 i personali, in ordine di velocità, sono i seguenti
  1. Bekele - 26' 17" (attuale record del mondo)
  2. Gebrselassie - 26' 22"
  3. Tergat - 26' 27"
  4. Farah - 26' 46"
Sui 5.000 questi i personali
  1. Bekele - 12' 37" (attuale record del mondo)
  2. Gebrselassie - 12' 39"
  3. Tergat - 12' 49"
  4. Farah - 12' 53"
Se consideriamo poi i tempi ottenuti in alcune rassegne balzano all'occhio dei casi particolari come ai mondiali di Parigi del 2003 dove si sfidarono Bekele e Gebrselassie e, nei 10.000 arrivarono rispettivamente 1° e 2° con 26' 49" Bekele, un secondo più tardi Gebrselassie.
Tanto per dire, a Mosca, Farah ha vinto con 27' 21" confrontando le due gare, che ok mi rendo conto non ha molto senso ma giusto per curiosità, in termini di distacco, corrispondono a circa 250 metri.
Gebrselassie e Tergat, oltretutto, non si sono fermati alla pista allungando le distanze fino alla maratona e cambiando, probabilmente, la storia di questa disciplina. Farah sembra intenzionato a fare altrettanto, vedremo perchè sulla maratona credo potrebbe trovare qualche ostacolo in più.
Ad ogni modo, numeri alla mano, Farah un grande ma per la leggenda mi sa che non ci siamo.

domenica 11 agosto 2013

Valieria Straneo e Emma Quaglia (foto by www.fidal.it)


Parte tecnica ON.
Ieri sono cominciati i mondiali di atletica a Mosca. Visti i deludenti risultati dell'Italia alle recenti competizioni, la nostra spedizione partiva decisamente in sordina. Profilo basso e si puntava a qualche buon piazzamento. Un paio di medaglie, magari, se ci scappano.
Pronti via e, alla prima occasione, ecco che subito arriva un bellissimo argento. Lo conquista la maratoneta piemontese Valeria Straneo che, con una condotta di gara meravigliosa, fa corsa di testa dal primo al 40° km. In molti avranno pensato ad una tattica di gara scellerata ma Valeria aveva fatto bene i suoi conti. Aveva deciso di correre sul ritmo. Si era preparata e sapeva di poter tenere un ritmo di 3'25/km per tutta la gara. E così è stato.
Ad una ad una tutte le sue avversarie hanno ceduto. Tutte tranne una, la Kenyana Kiplagat la quale, evidentemente più forte, a due km dalla fine ha cambiato ritmo e se n'è andata lasciando alla Straneo la medaglia d'argento.
Qualche minuto dopo, mentre Straneo celebrava la sua bellissima medaglia, ecco che arriva la seconda italiana della spedizione: Emma Quaglia. Emma ha interpretato la gara all'opposto rispetto a Valeria, è partita cauta, passando alle prime rilevazioni intorno al 30° posto, aumentando via via che i km passavano. Alla fine chiuderà addirittura 6^ quando la previsione, e la speranza, dei suoi tecnici era per un 15° posto.
Due tattiche di gara completamente differenti dunque ma, in entrambi i casi, due grandissimi successi.

Parte tecnica OFF.
Quante emozioni. Il fatto di praticare lo stesso sport di Valeria ed Emma sicuramente aiuta ma mi sono davvero esaltato ed emozionato per la gara di ieri. Valeria è stata superlativa. Ha condotto dall'inizio fin quasi alla fine. Per oltre 2 ore di gara le sua avversarie, Kiplagat compresa, hanno avuto la sua schiena davanti.
Diversamente a quel che si può pensare però il culmine dell'emozione per me è stato l'arrivo di Emma Quaglia con il suo sesto posto. E' stato fantastico vedere le nostre due atlete esultare, ognuna felicissima per il risultato dell'altra.
Io credo che chi non corra, o comunque non faccia sport di fatica, capisca un po' meno quel che si prova.
E poi, ogni tanto, si sente parlare di atletica come sport minore.
Sport minore tua sorella!

lunedì 5 agosto 2013


Abbiamo un coach!
Dopo la dichiarazione intercettata di Fassino che disse "abbiamo una banca" ** ecco un'altra dichiarazione, piuttosto simile, che passerà alla storia.
Mai, in Fulminea, c'era stato un allenatore. Abbondavano da sempre l'improvvisazione e il metodo katzen, vero artefice dei nostri (in)successi.
Da quest'anno al professor katzen si è aggiunto coach Schwarz. L'origine del  nome mi è ignota ma, dalle prime sedute di allenamento, i rimandi al governator della California paiono sempre meno casuali tanto ci fa sgobbare.
Perchè, ebbene si, alla fine mi sono piegato ad una preparazione mirata. Non più allenamenti a sensazione e gare tutte le domeniche. Qui si fa sul serio, il 29 Settembre si corre a Berlino e l'intento è di migliorare di un bel po' il 2h e 55' di Treviso. Il diktat del coach è di lavorare sodo e di non gareggiare. Occorre tenere la fame da competizione per quando conterà sul serio.
Io mi adeguo. Adesso aspetto si adeguino anche i solei e poi, testa bassa, mi metto a macinare km su km. Da bravo mulo.
Se non ci sono intoppi i risultati verranno. E' matematico dice Schwarz.
Vediamo. Sono curioso di vedere quel che accadrà per decidere poi quale dei due coach sia quello che più fa per me.
Katzen Vs. Schwarz la sfida ha inizio.

** a tal proposito invito ad andare a rileggere, per chi le avesse dimenticate, le vicende riguardanti Fassino, il quale rinunciò all'immunità parlamentare per difendersi. E non aggiungo altro (http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Fassino#Affare_Telekom_Serbia)

venerdì 2 agosto 2013


Foto by http://www.flickr.com/photos/gore-tex-products/

Il disastro cui faccio riferimento nel titolo del post non riguarda tanto la gara e non riguarda nemmeno la caduta che mi ha visto protagonista. Riguarda semmai i postumi della corsa. Ma andiamo con ordine che è meglio va.
Domenica 31 Luglio, avevo in programma una simpatica garetta, la Montefalcone Downhill, una gara di trail in discesa della lunghezza di 8 km e mezzo nella quale si partiva da Montefalcone 1620 m. di altitudine e si arrivava a Recoaro Terme 445 m. di altitudine. Circa 1200 metri di dislivello in poco più di 8 km di gara.
Avevo deciso di prendere parte a questa competizione per testare il mio effettivo livello in discesa. Generalmente, nei trail che ho corso, ho visto come in discesa riesca a rendere particolarmente bene. Non ho però mai avuto un confronto con gente forte in questa specialità. Ecco dunque l'occasione per un test.
Purtroppo l'iniziativa non ha avuto successo. Alla partenza eravamo in pochissimi tanto che la prova è stata annullata. Gli organizzatori hanno però pensato di fare una sorta di edizione 0 in modo da testare il percorso e la logistica.
Quindi pronti via, pettorali appuntati e si parte tutti assieme. Oltre a me e a qualche altro incosciente avrebbero corso anche due top runner del mondo trail. La grandissima Federica Boifava, giunta 5^ alla Trans D'Havet del giorno prima, e il buon Zigor Iturrieta, atleta spagnolo The North Face che alla Trans D'havet aveva chiuso in 11^ posizione.
Pronti via e lo spagnolo schizza in avanti precedendo il resto del gruppo. Lo osservo una decina di metri più indietro e decido che stargli appresso è cosa fattibile. Accelero e mi aggancio, assieme ad un altro ragazzo, al suo treno.
Nonostante il giorno prima si sia ciucciato 80 km e 5500 metri di dislivello sembra non accusare la fatica. Anzi, nei tratti più ripidi è quello che va meglio di tutti. Perde un poco quando la strada si fa più piatta o quando, in brevissimi strappi, addirittura sale.
Proseguiamo così, in tre, per un 4 km, dopodichè la strada si fa più corribile e decido di attaccare. Aumento il passo e mi porto avanti di 5/10 metri. Sento che dietro reagiscono ma mantengo comunque un po' di vantaggio.
Si corre nel sottobosco. La frescura che c'era alla partenza lascia il posto ad un caldo opprimente. A metà gara sono in testa quand'ecco che, ad un tornante a destra, mi parte il piede interno e spatatrack, sono per terra. I due mi riprendono subito, mi chiedono se è tutto a posto, dico di si e mi rialzo ma ho preso una bella botta. Riparto ma capisco subito che devo rallentare il passo. Vabbeh, poco male, al traguardo ci si arriverà comunque.
I postumi della caduta

Proseguo meglio che posso fino a che arrivo nell'abitato di Recoaro e finalmente taglio il traguardo.
All'arrivo posso constatare lo stato della mia gamba. Ho una bella escoriazione e qualche botta qua e la. Tutto sommato niente di così grave.
Archivio così quindi questa gara proseguendo nel post corsa a chiacchierare con gli altri atleti. Bella la compagnia e complimenti a Federica e a Zigor per la loro semplicità oltre che per la loro bravura. Confermo, tra l'altro, che pure questi due potrebbero tranquillamente entrare nelle rispettive nazionali di Berr Mile. Più per la qualità nel Beer che nel Mile ma si parla di veri campioni!

Federica Boifava, si vede subito che è una campionessa


Ma il disastro, quello vero, doveva ancora arrivare.

L'indomani, infatti, ecco che mi ritrovo a pagare i postumi della mia follia podistica. Gambe inchiodate e tutti i muscoli doloranti. Capisco subito che la discesa ha fatto i suoi danni. Metabolizzo la cosa e decido di dedicarmi al riposo.
Il problema, a 4 giorni di distanza, è che ancora non sono in grado di correre. Ieri un massaggio mi ha aiutato un poco ma il tentativo di corsa di questa mattina è fallito miseramente. Dopo 400 metri avverto una fitta ad entrambi i solei. Pare quasi un crampo. E' molto frustrante perchè quando parto a correre pare sia tutto ok ma nel giro di poco i solei si irrigidiscono e quindi mi impediscono di proseguire.
Non so dire cosa potrebbe essere, forse entrambi i muscoli infiammati ? Di solito i solei si affaticano in salita più che in discesa. Mistero.
Procederò con lo stretching e con qualche esercizio di allungamento, altro per il momento non posso fare.
Un bel disastro, ma da qui a Berlino il tempo per recuperare c'è tutto quindi niente panico. Keep calm e via con lo stretching.
 
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